ANARCHICI VENEZUELANI E NON, DI FRONTE AL CHAVISMO
Con il fallimento del colpo di stato confidustrial/militare dell'aprile 2002, sostenuto dagli USA, la situazione politica e sociale del Venezuela continua ad essere più che mai travagliata e virtualmente aperta ad ulteriori e sanguinosi sbocchi, senza che per le masse popolari si verifichi nulla di buono. L'atteggiamento sostanzialmente acritico della sinistra ex stalinista e socialdemocratica nei confronti del caudillismo populista del presidente Chavez (come già era accaduto con Castro) non consente un'effettiva comprensione della natura del chavismo e della sua cosiddetta "rivoluzione bolivariana".
Poiché, purtroppo, la crisi venezuelana continua ad essere attuale, riteniamo interessante - per ogni opportuna riflessione, e per eventuali dibattiti - pubblicare la traduzione di alcuni testi sull'argomento provenienti dall'ambiente anarchico venezuelano.
TESTI PUBBLICATI NEL MAGGIO 2002 DALLA COMMISSIONE PER LE RELAZIONI ANARCHICHE (CRA) A COMMENTO DEGLI AVVENIMENTI GOLPISTI DELL'APRILE DELLO STESSO ANNO
* A CHAVEZ QUEL CHE È DI CHAVEZ (tratto dal n.23, maggio 2002, di "Libertad", periodico del Gruppo Anarchico Libertad dell'Argentina), di P. Rossineri.
Hanno pianto come vecchiette quando hanno appreso la notizia. Chavez era stato abbattuto. La sinistra in generale e la destra nazionalista si sono strappate le vesti per la fine della "Rivoluzione Bolivariana". hanno accusato mezzo mondo della sua caduta, ed hanno brandito i loro risaputi argomenti antimperialisti. Di fronte al fatto inevitabile hanno cantato una laudatoria evocazione dell' "eroe" della "utopia venezuelana" e della democrazia diretta. ma al terzo giorno è risuscitato, ed è tornata l'allegria sui loro volti, festeggiando il ritorno del Messia, hanno inondato internet di comunicati, i loro periodici di partito, essi si sono rallegrati per il ritorno della democrazia nel paese fratello. Nazionalisti di ogni specie, gente di sinistra, antimperialisti, guevaristi, castristi, trotskisti, stalinisti, maoisti e perfino alcuni pseudo-anarchici trasognati si sono uniti nella preghiera: "Grande vittoria popolare: Chavez ritorna e gli imperialisti se ne vanno".
La realtà è che il golpe subìto da Chavez non li avrebbe minimamente angustiati se il golpista fosse stato proprio Chavez. L'indignazione ha fatto dimenticare ai chavisti che essi hanno soltanto ricevuto un poco della loro stessa medicina: nel 1992 il tenente colonnello ha fatto un golpe - fallito - comprensivo dell'intenzione di uccidere l'allora presidente Carlos Andrés Pérez (un corrotto e sfruttatore di prima categoria, seppure molto democratico). Che cosa ha fatto Chavez per guadagnarsi tanti nemici imperialisti e l'amicizia di "rivoluzionari" come Fidel o Saddam Hussein? Facciamo un breve resoconto dei suoi atti al governo.
- Un piano di aggiustamento che il tesoro degli USA ha definito "nella direzione giusta": riduzione della spesa pubblica, imposte sul consumo, imposte sulle transazioni bancarie (alla maniera di Cavallo), libera fluttuazione del Bolívar (la moneta venezuelana).
- Caduta delle riserve e fuga di capitali per 200 milioni di dollari, svalutazione monetaria del 30% in un solo giorno, crescita dell'inflazione, salita dei prezzi degli articoli di prima necessità.
- Riforma agraria dai risultati più che limitati, alllineamento con l'OPEP, ma senza diminuire le spedizioni di petrolio agli USA, suo principale compratore, aumento della dipendenza nella produzione del petrolio (che produce il 70% degli introiti del paese), disoccupazione record.
- Critica alla politica bellica nordamericana nell'Afghanistan buone relazione con Cuba e con l'Iraq, riforme che hanno impressionato l'oligarchia dei proprietari terrieri (che posseggono il 60% delle terre), ma di espropriazione nemmeno a parlarne.
- Una nuova costituzione che riconosce diritti agli indigeni, partecipazione più attiva dei militari nella sfera politica, nuovi modelli elettorali ed una ristrutturazione dei poteri pubblici, il che ha portato - per esempio - all'eliminazione del bicameralismo al congresso (per accentuare il presidenzialismo), e - peggio anche di Meném - la possibilità di essere eletto senza limiti per poter portare avanti il suo "progetto rivoluzionario". La costituzione chavista contiene un articolo che sancisce il diritto ad "un'informazione imparziale e verace", che viene interpretato come una forma di controllo della dissidenza interna.
- È stato campione di base-ball con i Criollitos del Venezuela nel 1969, ed autore di vari racconti ed opere di teatro come "Il genio ed il centauro".
- Mentre l'85% dei venezuelani vive in povertà, Chavez ha fatto dei militari una delle forze motrici dei suoi progetti sociali ed ha designato vari ufficiali in servizio attivo per incarichi dell'amministrazione pubblica.
Chavez viene ancora approvato da gran parte dei venezuelani, in special modo dalle classi più sfavorite. Che Chavez sia abile nell'illuderli con un progetto borghese nazionalista, non è nulla di nuovo nella storia umana: Perón, Hitler e Mussolini hanno avuto l'appoggio popolare e sono andati al potere con elezioni. Se i popoli non si sbagliassero non ci sarebbe bisogno di rivoluzioni. E Chavez, grande ammiratore di Perón, cerca la gloria personale ed il culto di tutti i venezuelano con la sua demagogia paternalista, autoritaria e messianica. Ed essendo un militare di professione ... potrebbe essere diverso? Sentiamolo parlare nel discorso fatto dopo aver ripreso il potere (fra parentesi mettiamo il nome del personaggio che potrebbe essere stato la fonte di ispirazione per i detti di Chavez):
"Devo dirvi che quanto è avvenuto in Venezuela in queste ultime ore è inedito nel mondo. Il popolo venezuelano e le sue Forze Armate (FFAA) hanno scritto una nuova pagine per la storia venezuelana, e che gran pagina! È l'esempio di un popolo che si è svegliato definitivamente". (Videla)
".. Il governo ha bisogno di un'opposizione leale verso il paese ed il popolo, che presenti critiche ed alternative al paese. È necessario che si mettano in testa che qui c'è un progetto in marcia senza che si torni indietro". (Menem)
"Dopo questa giornata memorabile, storica, incancellabile per sempre, se ieri vi amavo, oggi vi amo moltissimo di più. Con amore di padre". (Perón)
Chavez o i suoi golpisti, nazionalisti o liberali, patrioti o colonialisti, sono tutti uguali. La rivoluzione bolivariana è il travestimento della reazione nazionalista, di sinistra o di destra, militare e borghese. Tanto la sinistra come la destra quando sono all'opposizione reclamano con ardore il diritto a manifestare ed il rispetto delle libertà civili. Una volta al potere, fanno tutto il possibile per limitare questi diritti "democratici". Si rifugiano nella democrazia borghese quando sono all'opposizione nel fascismo quando sono al potere. Per questo non c'è soluzione possibile attraverso lo Stato o il potere. Con Carmona Estanga (leader imprenditoriale di Fedecámaras) i golpisti hanno formato il governo di un imprenditore appoggiato da alcuni militari. Chavez è tutto il contrario: un militare appoggiato da alcuni imprenditori.
* UN CERTO LIBELLO BOLIVARIANO, di Pedro Pablo.
Lo scorso agosto il chavismo ha ampiamente diffuso un volantino firmato dal gruppo di analisi politica della Alcaldía del Municipio Libertador-Caracas, contenente una critica dell'anarchismo della sua concezione del cambiamento e della rivoluzione, a fronte della cosiddetta rivoluzione bolivariana. Riteniamo di essere obbligati a rispondere a questa critica - determinata da non sappiamo quale causa specifica - ma che supponiamo nata dal timore di fronte ad un movimento che nel mondo si è dimostrato la migliore alternativa di fronte all'attuale ordine di cose, qualcosa a cui la rivoluzione bolivariana dice di aspirare ed il cui fallimento nel raggiungerlo è evidente per tutti.
Con pittoresca esagerazione nel discorso, il volantino inizia dicendo: La rivoluzione bolivariana la più bella proposta di cambiamento esistente nel paese negli ultimi cento anni. Parlare di proposta (sconosciuta al di là delle affermazioni propagandistiche, generiche e vuote di contenuto), da quattro anni al governo, è un'esagerazione, in quanto, come dice il ritornello, quello che sta per venir fuori si affaccia, e quello che si è affacciato assomiglia di più alla classica combinazione latinoamericana di liberalismo economico con autoritarismo politico e populismo verbale, adornata di inettitudine e neghittosità, che nulla può ragionevolmente associare ad una rivoluzione, e meno che mai socialista. Il movimento chavista è stato una rivoluzione se con il termine si intende il fatto di girare nello stesso luogo intorno ad uno stesso punto. Il cambiamento si risolve in un "levati tu che mi ci metto io" nello sfruttamento delle risorse pubbliche. E si deve possedere un senso estetico del tutto particolare per vedere della bellezza nella miseria, nella fame, nella degradazione e nelle disoccupazione che patiamo in Venezuela dopo questi 44 mesi di inettitudine alla sua guida. Il tutto aggravato dal fatto, come dice lo stesso volantino, che il Venezuela è un paese con immense ricchezze e con una profonda vocazione alla pace.
Non entriamo nel dettaglio delle assurdità contenute nel libello, come quella per cui la marcia dell'11 aprile è un segnale del fatto che l'opposizione perde la sua presa; come la difesa di una pace armata, obsoleta eredità concettuale della guerra fredda; come la denuncia dei contorti intenti del TSJ, dimenticando che è stata la rivoluzione a nominarlo; come l'oscurità che avvolge l'abbondante uso della categoria "popolo", di chiara origine fascista; né la rivendicazione della figura di Chavez, per nulla brillante nelle confuse giornate dell'11 aprile e seguenti, rappresentato qui come l'unico leader riconosciuto dal popolo e da tutti i rivoluzionari. Ci concentriamo sulla critica all'anarchismo, costruita con più qualificativi che idee sostantive. Dice il libello: agli anarchici, con i loro discorsi pseudorivoluzionari ed incendiari, con la loro immatura disperazione, diciamo che la rivoluzione è con tutti e per tutti.
Risulta quindi che siamo pseudorivoluzionari, come se patrocinare la sparizione di ogni potere autoritario istituzionalizzato, fra le altre cose, sia pseudo; siamo incendiari, ma non sappiamo a che cosa si riferisca ciò, a meno che non riguardi il fuoco che si accende nei cuori di quanti cominciano a riflettere sui nostri discorsi; soffriamo di disperazione immatura, ignorando che l'anarchismo lotta coraggiosamente per un autentico cambiamento rivoluzionario ancor prima che comparisse il marxismo e lo fa in tutto il mondo, con pagine eroiche scritte in America Latina, senza scoraggiarsi nelle sue aspirazioni, con sconfitte e successi che sono serviti per far maturare le nostre idee, per dare solidità alle nostre proposte e responsabilità a quanti le sostengono. Prova di quest'ignoranza è che sostengono che la rivoluzione è con tutti e per tutti, proprio come sostiene l'anarchismo, che rigetta qualsiasi divisione e distinzione, che per questo non è democratico (governo di qualcuno su altri che "rappresenta") , ma àcrata (nessuno governa nessuno), che rifiuta qualsiasi guida permanente, come quella che lo stesso volantino reclama per la rivoluzione bolivariana che però opta per una direzione collettiva socialmente riconosciuta (non pretendendo che sia accettata né eletta), costituita da un centro di direzione rivoluzionaria che organizzi e conduca il popolo.
A differenza dell'anarchismo che è sorto, si è nutrito e si nutre della gente, sembra che il chavismo consideri il popolo come una sequela di stupidi che hanno bisogno di essere organizzati e condotti. Se ci fosse resistenza, allora il volantino dice che si è pronti al confronto combinando la violenza con l'istituzionalità, respingendo i pacieri ed i negoziati, rivelando con chiarezza che le sue intenzioni sono esclusivamente di dominio.
Senza dubbio il punto chiave di questa critica sta nella parte che proclama: È necessario che [l'anarchismo] comprenda che un popolo, senza direzione capace di costruire strategie in tutti i campi, è un popolo inerme di fronte ai suoi nemici e destinato a perdersi in scaramucce isolate e di secondo ordine. L'espressione parla da sé. Comunque riconosce subito che l'anarchismo non ammette supremazia né potere da leader per nessuno; ma la cosa grave è che considera il popolo di per sé inerme e, poiché è incapace di pensare, destinato a perdersi. Di fronte a questa inettitudine della gente, a questo infantilismo del popolo, la rivoluzione bolivariana annuncia che gli resta solo da obbedire alle illustri strategie dei suoi leader, che sono loro (Mussolini non lo avrebbe detto meglio). Può una persona sensata, anarchica o no, accettare questa proposta (depositare ogni speranza nelle mani di un gruppo di mortali che nel nostro caso neppure dispongono di elevate qualificazioni in alcun settore) quando, dalla rivoluzione russa, passando per Mussolini, Franco, Perón e Fidel, essa ha dimostrato la sua inutilità in maniera decisiva? Solo da una prospettiva ancorata al secolo XIX si possono fare dichiarazioni così anacronistiche ed insultanti per l'intelligenza. Se qualcosa ha appreso la gente nel mondo con tutti i disastri del secolo XIX, e lo sta apprendendo in Venezuela con passi da giganti, è proprio che non si deve lasciare la direzione dei propri interessi nelle mani di alcuno che non sia l'interessato stesso. Al più, permettere che qualcuno coordini ed amministri, cioè un impiegato, ma è fuori dal buon senso e dall'esperienza storica optare per un centro di direzione rivoluzionaria che organizzi e conduca il popolo, fissi mete ed obiettivi, costruisca strategie, ci inquisisca e dopo ci notifichi in un circolo boliviano quali sono nostri obblighi mentre soffriamo per la penuria a causa della stessa bella rivoluzione. Tutto questo perché siamo in via di principio basilare incapaci di scegliere il cammino.
Passando per un momento al piano pratico della rimbombante rivoluzione diretta da questo nucleo di illuminati che condurrà ed ordinerà quelli che devono dare tutto, abbiamo alcune domande da porre come parte del popolo che non partecipa ai negoziati di vertice, né è fatta di proprietari terrieri sfruttatori o di travestiti della direzione esterna: da chi è formato questo centro di direzione rivoluzionaria, quanti sono, cosa vogliono, chi li nomina? Li elegge lo Spirito Santo in una Pentecoste Bolivariana? (...) Da quel che abbiamo visto, questo tal centro di direzione rivoluzionaria sembra mutare secondo i cicli lunari. Dato che il volantino afferma che non si tratta di un problema con Chavez o contro Chavez, quando Miquelena se ne è separato, con chi dei due andata la rivoluzione e perché? L'autentico movimento rivoluzionario originato sulle proposte del 4 febbraio, è di Chavez o degli altri comnadanti con Arias alla testa? Quante frasi fatte vengono dette senza alcun fondamento e senza nessuna relazione con la realtà! Sembrerebbe che questo insieme antiliberale-bolivariano-indigenista-ecologico-cristiano-pacifico-armato-democratico- partecipativo-moralista-rivoluzionario non sia altro che un paravento che copre un grossolano culto della personalità, perché quando pure non si tratta di un problema con Chavez o contro Chavez, risulta impensabile prescindere dall'unico leader riconosciuto dal popoloe da tutti i rivoluzionari. Bolivariani o squallidi, tutta la dirigenza venezuelana educata al potere personalista, al comando arbitrario, all'uso della gente e dei beni pubblici a profitto proprio o, al più, del proprio gruppo. Così hanno fatto i caudillos del secolo XIX°, così ha fatto ómez, così hanno fatto i dirigenti durante la democrazia post 1958, e così vuole fare Chavez al pari dei suoi avversari istituzionali. Tutti parlano di libertà, di prosperità, di costruire un futuro migliore, ma si tratta del gattopardismo del cambiare tutto perché tutto resti come sta. Di fronte a questa voglia di dominazione, solo l'anarchismo si leva come qualcosa di radicalmente diverso e dà tanto fastidio al chavismo come a chiunque che abbia diretto, o aspiri a dirigere, l'apparato statale.
Negli anni gli unici che abbiano negato che l'individuo debba cedere le prerogative che gli spettano come persona sugfli altari di un'ideologia, di una religione, di un caudillo o di una rivoluzione, sono stati gli anarchici. Per la vera rivoluzione non vi è da cedere nulla nelle mani di nessuno, ma si deve cercare volontariamente ed armonicamente quello che si considera il meglio per tutti. Siamo adulti, possiamo farci carico dei nostri affari senza necessità di alcuno che ci comandi e ci conduca. Lo abbiamo appreso da molti degli indigeni dell'America che così hanno vissuto, da 150 anni di lotte sindacali, dalla rivoluzione spagnola del 1936 e da tante forme di organizzazione che la gente si sa dare a sujo proprio beneficio, senxza necessità di qualcuno che ci dica quello che dobbiamo fare. A differenza di quello che sembra essere la proposta bolivariana di difendere la supposta rivoluzione con la rivoluzione stessa, l'anarchismo non ha mai difeso le astrazioni vuote e quando promuove la rivoluzione lo fa per ciascuno di noi, non cercando il benessere dell'umanità in genere ma di ogni persona concreta.
Il volantino dice: A noi bolivariani sembrava sufficiente [per avanzare sulla vie della rtedenzione popolare] uno Stato che dirigesse in modo consapevole la ripartizione della ricchezza con giustizia. Si sono accoirti che non è così, solo che la ragione dell'insuccesso non sta nella protesta dell'opposizione svoltasi l'11 aprile, come essi sostengono. La prima causa sta nel pretendere che qualcuno debba assumersi il ruolo di salvatore e per questo gli si debba obbedienza cieca. La seconda causa sta nel far dipendere la salvezza da uno Stato la cui medesima esistenza si fonda sulla capacità di impedire questo risultato. È come volere spegnere un incendio con una latta di benzina e, proprio per fare questo, stiamo come stiamo. Chiaramente va pure considerato che quello che essi cercano non è la redenzione popolare, ma il mantenimento del dominio, ma con altri beneficiari e cambiando il tipo di discorso. Quale che sia la ragione, l'anarchismo con la sua alternativa serve da specchio, mostrando l'assurdità dell'intenzione di fare un maquillage al desiderio di potere e segnalando quale sia il cammino che porta ad un'autentica rivoluzione, che non si basi sulla schiavizzante sottomissione ad una struttura militarizzata, bensì sull'eguaglianza, sulla libertà e sulla solidarietà fra coloro che compongono questa umanità sofferente.
Siamo d'accrodo con la conclusione del volantino: qualsiasi soluzione che pretenda di violare i nostri diritti democratici e sovrani dovrà affrontare un popolo convinto: ma tra queste soluzioni pericolose includiamo la rivoluzionebolivariana, che sta sullo stesso piano delle avventure golpiste della destra o degli inganni come l'"uscita istituzionale" che tanto entusiasmo ha prodotto nei politici dell'opposizione. Mentre essi cercano di passare per la porta dello Stato, dobbiamo prepararci a molti disastri, poiché questa porta non conduce a nessuna via positiva. Non si dà soluaione ai mali del capitalismomantenendo e rafforzando la struttura politica che lo sostiene, lo Stato, per quanto si cerchi di mascherarlo da rivoluzionario. Nel mondo attuale proporre che la salvezza consiste in uno Stato con unico leader riconosciuto dal popolo, sia Chavez o qualcun altro, è come parlare di un cerchio quadrato.
* I CIECHI LITIGANO PER IL PAESE DEGLI STORPI (marzo 2002), di Sofia Comuniello.
(...) Da un lato il "Comandante Chavez" vocifera che è da adesso che la sua "rivoluzione bolivariana" sviluppa il suo maggior impegno, come se questi tre anni di governo non ci avessero insegnato abbastanza su questa mescolanza di turpe logorrea, di messianismo incompetente, di esaltazione della mediocrità militarista e nazionalista, di autoritarismo autoctono, di ladrocinio senza vergogna della cosa pubblica e delle altre prede che adornano il progetto chavista. Per conformarsi ad uno dei riferimenti biblici tanto citati dal Presidente, "chi abbia occhi, veda", è facile verificare che in alcun modo significativo ci sono divergenze con il modello economico-sociale dei governi precedenti, come è bene attestato dal FMI, dalla Banca Mondiale e dagli altri succhiasangue transnazionali nel dare il viatico all'attuale mandato.
Da parte del governo si argomenta che i cambiamenti economico-sociali si verificheranno d'ora in avanti, atteso che prima si doveva dare impulso alle trasformazioni politiche e giuridiche a sostegno del "Processo" (nome di gradimento di Chavez e dei suoi seguaci), con particolare riguardo alla ricostruzione dello scenario politico nel quadro di una nuova Costituzione. Abbiamo avuto il parto di una fiammante Magna Carta ed un'architettura costituzionale da debutto, ma bastato poco tempo perché la maggior parte dei venezuelani di accorgessero che dietro questa cosmetica di nomi e formule sacramentali si ripetevano i mali strutturali del precedente sistema politico del paese (corruzione, *obbedienza cieca al liderismo, settrismo partitico, rapporto clientelare con le masse, etc.), quei mali rispetto a cui l'attuale governante aveva promesso con veemenza di essere un'alternativa, aggravti dal complemento della superbia autoritaria e dell'incontinenza orale che costituiscono l'apporto personale dell'ex ufficiale paracadutista. e forswe prodotto di un qualche atterraggio di testa.
I coprotagonisti della parodia sono una schiera variegata che riunisce gli antichi e svalutati partiti di governo (i socialdemocratici di Acción Democrática ed i democristiani del COPEI), nuove formazioni politiche come gli yuppies neoliberali di Primero Justicia, ex sostenitori disillusi di Chavez per motivi differenti (pochi per differenze ideologico-politiche, i più a seguito di litigi nella spartizione del potere) burocrati sindacali infastiditi dallàintenzione di volerli sostituire con altri più docili di fronte al governo, borghesi esclusi dal selezionato gruppo di pochi civili e molti militari che ora si dividono gli introiti petroliferi, la gerarchia ecclesiastica timorosa di perdere gli spazi di potere conquistati nel decennio precedente col declino dei partiti tradizionali, e - con la funzione extra di "cittadinanza decente che protesta" di fronte ai video della CNN - un'ampia rappresentanza della piccola borghesia delle principali città, allarmata tanto dal discorso pseudo-sinistrorso del Comandante, come dalle versioni manipolatrici divulgate dai mass-media, che suscitano scandalo nei confronti del governo in favore del risentimento del padronatom che vede ridotte le proprie partecipazioni alla torta petrolifera.
Quest'ultima ragione è il fondamento della furiosa opposizione di quasi tutti i "lottatori per la democrazia" (come essi si autodefiniscono), oppure "gli squallidi", come ebbe a definirli il mediocre giocatore di "base-ball" di Miraflores in uno dei suoi interminabili discorsi (di obbligatoria ritrasmissione nelle radio e televisioni del paese). Costoro non si sarebbero irrittati più di tanto con lui e con il suo populismo chiaccherone se egli avesse mantenuto làessemnziale struttura dei precedenti criteri di ripartizione del bottino, ma ora l'invito a partecipare alle manifestazioni con la percussione delle pignatte si è fatto più pressante, sommandosi con una mal dissimulata furia razzista contro un "morenito" che non divide se non con i suoi amici stretti, e che , in sovrappiù, fanfaroneggia di avere l'appoggio degli altri "morenitos" morti di fame. Un risultato di questa nevrastenia reazionaria dell'opposizione è consistito nell'aver dato una relativa nuova boccata d'aria all'appoggio popolare a Chavez (ancora rilevante, ma in via di logoramento), atteso che - come reazione difensiva - alcuni degli strati più bassi ed oppressi della società hanno ritenuto di dover dare il proprio appoggio a chi viene tanto ripudiato da coloro che non hasnno mai potuto nascondere il disprezzo verso la ciurmaglia bisognosa. In questo modo le élites dell'opposizione sembrano aver favorito un giuoco vantaggioso tanto per esse come per il governo: l'est di Caracas, dove risidedono la classe media ben sistemata e la borghesia, che si confonta con il resto della città, fra risentimenti e timori collettivi che vengono fomentati dai capi di entrambe le fazioni al fine di consolidare il controllo sui propri aderenti.
Ma ci sono aspetti fondamentali del quadro d'insieme che vengono convenientemente trascurati sia dagli uni sia dagli altri: come dicono gli "squallidi", la grande maggioranza è senza dubbio contaria alla gestione attuale, ma hanno ragione i partigiani del governo col replicare che in proporzione ugualmente elevata la gente rifiuta il ritorno al modello politico precedente, che appare l'unico ad essere offerto dai nuovi aspitanti a "salvatori della patria"; questo nel caso che offrano qualche cosa, in quanto buona parte dell'antichavismo ha dimostrato abbondantemente che il suo massimo ideale sta nell'avere un altro Chavez, ma che sia suo, che divida il bottino con chi di dovere, che non scambi abbracci con Fidel Castro, che vada a Disneyworld e (naturalmente) abbia la pelle più bianca. Con l'illusione di suscitare questo nuovo Messia, non ha tralasciato di giocare alla cospirazione militare, ma al momento sembra che il settore più consistente delle Forze Armate sia contento del proprio ruolo come supporto centrale del governo e come beneficiario principale di oscuri negoziati ufficiali.
Già la massiccia sfiducia tanto verso il chavismo quanto verso i suoi oppositori si era manifestato decisamente nei vari processi elettorali che si sono svolti dal 1998; in nessuno delle tante tornate degli ultimi quattro anni si è arrivati al 55% dei votanti fra gli aventi diritto, così che le vittorie elettorali del governo devono essere graduate in termini di riserva col fatto che non hanno mai rappresentato più del 30% della popolazione, mentre l'opposizione parlamentare a mala pena ha superato il 20%. Nelle recenti manifestazioni e contromanifestazioni svoltesi a caracas nulla indica che dette proporzioni si siano sostanzialemente modificate, ma rispetto alla maggioranza che non sta né con gli uni né con gli altri, va sottolineato un dettaglio importante: l'animato e massiccio dibattito mantenuto dai venezuelani nella loro vita quotidiana evidenzia che la sfiducia verso il governo ed i suoi oppositori non ubbidisce a disinteresse, opportunismo o timore, ma a ben fondate supposizioni sul fatto basilare ed essenziale che poco o nulla c'è di diverso fra gli uni e gli altri.
Per chi come noi, da posizioni libertarie vuole far arrivare un messaggio radicale di cambiamento a quanti condividono il ripudio della commedia degli chavisti contro gli antichavisti - gruppi differenti solo negli aspetti secondari ed uguali nella demagogia e nel desiderio di potere - si pone l'enorme compito di mobilitare questa gente a passare dal disincanto più o meno critico alla costruzione di un'opzione che, basandosi sulla libertà, làeguaglianza e la solidarietà, costituisca un'alternativa reale che riunisca volontà ed aziioni per costgruire un futuro diverso. Fino ad ora il disincanto viene dal rifiuto verso coloro che vorrebbero rappresentare chi ne è portatore; la nostra sfida sta nel convicerli all'idea che nemmeno i rappresentanti sono necessari affinché una collettività decida nel migliore dei modi riguardi ai propri interessi. Chi desideri conoscere proposte specifiche al riguardo deve solo cercarle nel periodico "El Libertario".
* COMUNICATO DEGLI ANARCHICI IN VENEZUELA (11 aprile 2002).
Di fronte alla situazione attuale è cogente la necessità, per quanti come noi sono fautori dell'acrazia, di esprimere la propria posizione, e così inviamo questo comunicato costernati per gli avbvenimenti di questo pomeriggio.
Come al solito, la sordida tenebra del potere si fà beffe di qualsiasi rispetto per la vita e la libertà.
Questo eterno attentato dello Stato, e dei sistemi verticali in generale, è presente ora nelle manifestazioni suscitate per esigere l'uscita di scena del primo mandatario del Venezuela.
La crisi del panorama politico si è acutizzata quando, alcuni giorni fa, la Petróleos de Venezuela si è proclamata in sciopero, per le sue divergenze con le decisioni che aveva adottato il presidente riguardo al personale, esigendo il ritorno dei lavoratori destituiti ed il mantenimento in vigore della meritocrazia dentro làimpresa.
Così, in migliaia si sono lanciati verso il Palazzo di Miraflores con làobiettivo di ottenere la rinuncia di Chavez. In quesata protesta, come nelle altre che l'hanno preceduta, si è verificata la contromanifestazione convocata dal potere ufficiale, il che dimostra solo il manicheismo di quanti detengono il potere, da un lato portando avanti i chavisti i loro schemi autoritari bolscevichi, e da un'altro lato l'opposizione subordinata ai borghesi che vedono minacciati i loro feudi di potere ed ai fantasmi che rappresentavano i farabutti di turno prima di cedwere di fronte al tenete colonnello (con minuscola e senza alcun rispetto) il quale, a quel che sembra, non ha voluto dividere con loro il bottino.
I risultati fino ad ora sono stati di 9 morti (secondo la stampa borghese) e decine di feriti ad opera di franchi tiratori appostati sulle torri confinanti e delle guardie nazionali che cercavano di disperdere la mobilitazione, oltre che di alcuni civili "amichetti" del presidente, facenti parti della manifestazione ufficiale, i quali scaricavano le loro pistole sugli "squallidi" come se si trattasse di un videogioco.
Purtroppo fra le persone che hanno partecipato alla manifestazione non si trova nessuna risposta ai problemi del momento, in quanto sebbene l'opposizione voglia abbattere l'attuale presidente, non sembra tuttavia avere la minima idea di cosa accadrebbe dopo, ovvero la sola via di uscita che sembrano aver presente sta nel ritorno al gioco di prima del "levati-che-mi-ci-metto- 'io", il che non porterà a nulla di nuovo. È deprimente vedere come esseri umani muoiano per lotte di potere che serviranno solo a mantenerli addomesticati.
Come anarchici non siamo né con Chavez né con alcun altro governante, e cik sembra che ora più che mai il nostro lavoro deve puntare a fare intendere alla gente che il problema no consiste in questo presidente, o in chi venga dopo di lui, ma nel sistema verticale di democrazia rappresentativa, ed a lottare per mostrare alternative di organizzazione orizzontale che, sebbene non verranno poste in essere su larga scala dall'oggi al domani, creeranno una coscenza affinché in futuro la mobilitazione di massa non avvenga per cambiare boia, ma per eliminare per sempre qualsiasi parassita governante e cominciare ad essere - ciascuno di noi - i padroni delle nostre vite. Il cambiamento verso un mondo libertario è un processo, non un successo.
Né militari né imprenditori di destra, organizzazione e ribellione popolare libera ed autogestita"!
* GOLPE, BUGIE E VIDEO (14 aprile 2002) di Sofia Cuminiello.
La convulsa situazione vissuta in questo paese fra l'8 ed il 14 aprile 2002 esigerà senza dubbio un prolungato aforzo di riflessione per comprenderla nei dettagli, ma fin da ora è possibile anticipare alcuni elementi di analisi , che come anarchici ci compete fare, cominciando a smontare la trama di falsità, di mezze verità, di evasività e di coartazioni, che già comincia ad essere intessuta su quegli avvenimenti.
È di tutta evidenza che abbiamo avuto un golpe militare della destra pro-ikmperialista che ha tentato di approfittare (traendone giustificazione) della mobilitazione di massa propiziata dall'eterogenea unione dei settori avversi a Chavez, che ha avuto il culmine nell'enorme manifestazione dell'11 aprile a caracas. Gli organizzatori dell'alzamiento - militari di alto livello, imprenditori ed alcuni politici della vecchia guardia - ritenevano che attraverso fatti compiuti ad opera di alcuni attori (specialmente i restanti antichavisti e la maggioranza delle Forze Armate non vincolate nella loro trama) avrebbero potuto contare su un sostegno, o almeno una neutralità, per eseguire quello che è apparso subito come un programma di liquidazione politica del chavismo benedetto da Washington, atteso che l'impero avrebbe gradito làidea di eliminare con pochi inconvenienti uno dei focolari di perturbazione in questa parte dell'America latina che si mostra così inquieta.
Ma il compimento del programma golpista implicava che qusti "alleati per forza" approvassero, con partecipazione attiva, un furore autoritario di cui già abbiamo terribili esempi nella storia continentale. Questo ruolo forzato ha subito prodotto vacillamenti e dinieghi, di modo che il 12 aprile, a poche ore dal giuramento del governo golpista, che ha annunciato per decreto le sue intenzioni dittatoriali ed ha adottato le prime misure repressive, ha avuto inizio il controgolpe a Maracay - città in cui sono ubicati i maggiori contigenti militari - parallelo all'inizio di una grande mobilitazione nelle strade di varie città, appoggiata inizialmente da devoti partigiani del Presidente deposto ma rapidamente accresciutasi con l'apporto di ampi settori popolari che comprendevano intuitivamente che se chavez in tre anni non aveva dato che speranze, i suoi successori pretendevano di spogliarli anche di queste illusioni, poiché seppure Chavez in 38 mesi di governo era incorso in tante lentezze e spropositi, in 38 ore di mandato i suoi avversari avevano fatto il più consistente sforzo per superarlo in entrambi tali ambiti.
A mano a mano che trascorreva il 13 aprile, le circostanze cominciarono ad essere foriere di tempesta per Carmona e per i suoi seguaci di sedizione, che la mattiva hanno perso la strada, a mezzogiorno il Palazzo presidenziale ed il pomeriggio la possibilità di ricevere un qualsivoglia appoggio militare. Allora per essi si trattava solo di stabilire come abbandonare il potere e che cosa fare di Chavez. Si cercò di mandarlo all'estero, per ritardare o indebolire in qualche modo il suo eventuale ritorno alla presidenza, ma la velocità degli eventi lasciva indietro la possibilità concreta dei giochetti di questo tipo, di modo che con l'arrivo della notte c'era solo da sperare nel ritorno a Miraflores del vincitore, il che è avvenuto all'alba del 14 aprile.
Perché iniialmente il golpe ha avuto successo e perfino ha potuto presentarsi, con una certa verosimiglianza, come espressione di una volontà collettiva? Qui certamemente vanno tenuti presenti i levelli a cui era giunto lo scontro fra chavisti ed antichavisti nei giorni precedenti, in cui le fazioni più intransigenti di entrambi gli schieramenti avevano assu to il ruolo di voci soliste, processo per il quale una certa responsabilità ricade proprio sul Comandante, che è stato il primo ad influire sul clima politico con le sue parole eccessive, le sue pose ad effetto ed i suoi gesti arbitrari. Posseduto dalla sua demagogia messianica, ha favorito ed estremizzato scontri a cui non era nemmeno preparato, dei quali l'ulimo ed il più costoso è stato contro quel potere, per discreto che sia, il quale non cessa di essere decisivo in Venezuela: la tecnocrazia che controlla l'industria petrolifera statale.
La petulanza autoritaria di Chavez - con correzione ed incrementi - è sembrata trasmettersi alla combriccola golpista, che al pari di lui si sentiva al timone di un paese che deve obbedire senza ironizzare sulle decisioni degli unti del potere. Ma la piazza si è incaricata di dare a Chavez, l'11 aprile, ed ai sediziosi il 13 aprile, una tagliente lezione sul fatto che questo paese non è un gregge sottomesso all'arbitrarietà degli uni e degli altri. E si è trattato di una lezione anche per buona parte dei grandi media di diffusione (TV e stampa specialmente)portati dalla frenesia antichavista ad una maligna e turpe strategia di manipolazione informativa e di autocensura che è risultta evidente all'occhio ironico ed indignato della popolazione.
Chavisti ed antichavisti credono, e vogliono farci credere, che il Venezuela si divide fra le due fazioni in lotta, ma gli avvenimenti ci dicono che non è così. Certamente la diseguaglianza socioeconomica indica che ci sono due Venezuela, ma questo non significa che le due fazioni in lotta le rappresentino in modo esatto, in quanto i raggruppamenti sociopolitici in gioco esprimono solo i sentimenti di una parte della popolazione, anche minore di quella che 20 o 40 anni fa si raccoglieva intorno ai partiti politici tradizionali, che allora conseguivano in media la maggior adesione in termini di partecipazione elettorale.Nelle masse che, affacciandosi nelle strade sono state decisive per i risultati di queste giornate, vive la speranza di trasformazione a cui miriamo noi che scommettiamo nella costruzione di una società di libertà ed eguaglianza nella solidarietà.
* LAVORATORI E SINDACATI OGGI IN VENEZUELA: UNA PROSPETTIVA
LIBERTARIA (21 aprile 2002) di Armando Vergueiro.
Prima di discutere su come l'attuale congiuntura sociopolitica si ripoercuote sui lavoratori venezuelanie sulle loro organizzazioni, è imprescindibile abbozzare una descrizione di talune caratteristiche essenziali, generalmente sconosciute (o più frequentemente occultate) da parte di quasi tutti coloro che trattato quest'argomento, in particolare gli attivisti ed i dirigenti sindacali.
La costituzione e los viluppo dell'organizzazione operaia nel paese stata fortemente legata ai partiti tradizionali (in particolare la socialdemocratica AD). È da circa mezzo secolo che sparita qualsiasi traccia di indipendenza nel movimento sindacale, da allora guidato da gente che prima di tutto si caratterizza per la sua militanza partitica. In questo modo, il consolidamento ed i rafforzamento in apparenza ottenuto dal movimento dei lavoratori nell'ultimo trentennio del secolo XX° aveva più a che vedere con l'abbandono di ogni pretesa di autonomia di fronte al potere partitico e statale che non con altri fattori, in maniera che le burocrazie al comando degli apparati sindacali hanno conseguito influenza politica e forza economica in cambio della smobilitazione dei lavoratori, abituatisi ad una relazione clientelare con i burocrati, accettati sommessamente a fronte del loro ruolo di gestori che ottenevano questa o quella concessiona dai padroni e dallo Stato.
Il crollo dell'egemonia dei partiti durante gli anni '90 - risultato della loro corruzione, dellàimmobilismo e della reiterata inettitudine - ha comportato un'inevitabile crisi nel modello di sindacalismo che ne era associato, incarnato dalla Confederazione dei Lavoratgori del Venezuela (CTV) e dalla sua struttura di federazioni e sindacati affiliati, che imponente sulla carta ha rivelato la sua crescente fragilità nei fatti. Oltre a veder diluire quel supporto politico tanto importante, l'applicazione del ricettario neoliberale verso la fine degli anni '80, ha significato un'enorme sfida a cui le combriccole sindacali hanno risposto solo con negligenza e complicità, attraverso cui loro stesse si sono delegittimate nella loro funzione di intermediarie.
In un paese in cui lo Stato per molto tempo ha costituito il principale datore di lavoro, la CTV ha approfittato dei suoi legami con il potere per controllare i sindacati dei lavoratori del settore pubblico in cui era quasiu obbligatoria l'adesione, i quali sono stati la base statistica principale dell'autoproclamata rappresentatività cetevista. Ma anche questo tende ad evaporare nell'ondata privatizzatrice e di "razionalizzazione della spesa pubblica" (vale a dire, licenziamenti di massa nelle dipendenze ufficiali), di fronte a cui è stata patetica l'incapacità della b urocrazia dindacale ad opporsi effeicacememnte. In quanto al settore privato, è ormai da tempo che la maggioranza dei capitalisti disprezza o ignora perfino la condizionepseudorappresentativa dei sindacati della CTV, solo tollerati se esistenti in precedenza e se si sottomettevano del tutto ai disegni padronali. Naturalmente, neppure per sogno questi burocrati in decadenza hanno impostato l'organizzazione dei lavoratori disoccupati, fondamento della cosiddetta economia informale, dei lavoratori temporanei e delle altre vittime della "flessibilità lavorativa" e della globalizzazione.
Come prova di quello che diciamo stanno l'occultamento e perfino la falsificazione dei dati statistici riferiti alle adesioni ai sindacali in Venezuela. 20 o più anni fa stime accettate da tutti gli interessati indicavano dal 30 al 40% di adesione fra i salariati di cui più dei 3/4 (oltre un milione di persone) erano rappresentati dalla CTV.. L'anno 2001, in base alle elezioni sindacali, alcune fonti hanno sostenuto che su circa tre milioni di lavoratori nel settore ufficiale dell'economia, i sindacati cetevisti rappresentavano lo stesso numero di lavoratori di 20 anni prima; ma questa valutazione non ha ricevuto nessuna conferma statistica a suo sostegno. Se era poco, tanto la registrazione degli elettrori potenziali, quanto quella dei votanti effettivi, che portarono Carlos Ortega - burocrate sindacale di AD - a proclamarsi vincitore in queste elezioni, sono restate un segreto, che né i vincitori né i loro avversari alle urne hanno voluto rivelare pubblicamente, mentre per quel che siamo riusciti ad investigare, in queste elezioni ci sono stati appena 180.000 suffragi. Certo è che alla banda di gangster sindacali capitanati da Ortega interessa nascondere fino a che punto si sia svalutata la rappresentatività del malconcio apparato sindacale, ed hanno incontrato in questo un valido alleato nel governo chavista e nei suoi poco illustri seguaci sindacalisti, che a tutto polmone denunciano i maneggi posti in essere dai sindacalisti di AD nelle elezioni sindacali, ma stanno zitti riguardo a quello che neppure loro oggi sono capaci (nemmeno con l'ossigeno che gli dà lo Stato) di realizzare un appoggio quantitativo che confermi l'attuale struttura della CTV come riferimento organizzativo di peso per i lavoratori venezuelani.
Domande e Risposte.
Tenendo conto di quanto sopra, passiamo ad analizzare la situazione attuale, riguardo alla quale la nostra guida su quel che può interessare chi non abbia familiarità con l'odierno sindacalismo venezuelano sarà un questionario preparato da Roger, della FAU-AIT, anarcosindacalista della Germania.
Lo sciopero generale (cominciato il 9 aprile) costituiva una vera mobilitazione operaia oppure una manovra padronal/sindacale "gialla" con intenzioni politiche?
Questo scioper, o "serrata indefinita", come pudicamente l'hanno denominata i suoi promotori, aveva molto poco di un'effettiva mobilitazione operaia, perché come già abbiamo detto, la CTV è carente di forza reale per arrischiarsi in un conflitto di tale entità. Se lo ha fatto è stato contando: sull'enorme copertura fornita dal lock-out padronale con gli auspici della maggiore organizzazione del padronato - la FEDERCAMARAS, che già stava dando impulso ad ogni sforzo per un eisto golpista della situazione; sul, quasi totale appoggio dei grandi mezzi di comunicazione, in piena isteria antichavista; su un'ampia porzione dei ceti medi infiammati tanto dalla stupidità governativa quanto dal furore dell'opposizione; sui tecnocrati del settore petrolifero disposti a lottare pur di non perdere i loro straordinari privilegi; e - per quanto ora si abbandonino a proteste di innocenza al riguardo - sull'evidente conoscenza dell'imminente insurrezione militare contro Chavez.
Durante lo sciopero, che cosa chiedeva la gente? Reclamava un cambiamento politico, o si incentrava sul salario, sulle condizioni di lavoro, etc. ?
Durante lo sciopero venivano utilizzati pochissimi slogan sindacali, e praticamente tutto si riduceva a chiedere l'uscita di Chavez. Se nel corso dell'enorme manifestazione degli oppositori tenutasi l'11 aprile vi è stata una presenza operaia con slogan propri, questa si è perduta in una mobilitazione che ora sappiamo al dettaglio essere stata organizzata - incluso il massacro finale - per dare un appropriato pretesto per l'abbattimento di Chavez.
Ci sono state mobilitazioni operaie prima dello sciopero attuale e, quando c'erano, che cosa reclamavano i lavoratori?
Il deteriorarsi della situazione in poco meno di tre anni di governo "bolivariano" ha generato mobilitazione e scontento nel mondo del lavoro. Purtroppo, la debolezza delle organizzazioni sindacali ed il fatto che quasi tutte era sottoposte agli interessi politici dell'opposizione o del governo, sottratto molto al potenziale impatto di queste mobilitazioni come espressione di lotta sociale conseguente. Per esempio, una rivendicazione fondamentale ed urgente per i salariati, come la sicurezza sociale, è servita solo per un'abbondante oratoria demagogica dell'una o dell'altra quadriglia di burocratgi, mentre la classe operaia è rimasta brutalmente senza assistenza, e non si è vista nessuna lotta significativa in rfelazione questo tema che tanto gravemente è sentito da ogni lavoratgore.
Che pensa "la gente" (o più precisamente la classe operaia) del "bolivarianismo"?
versando in tale stato di assenza di organizzazione autonoma, il sentire della classe operaia viene diluito nelle due impressioni dominanti fra i bisognosi rispetto alla pantomima chavista: il mantenimento delle speranze, basato sulla fiducia messianica nelle promesse del leader, la quale sta alla base dell'impressionante mobilitazione popolare che stata tanto importante poer il ritorno del Comandante alla Presidenza; oppure la non partecipazione a quest'illusione, ma nemmeno l'accettazione dei rifiuti politici offerti dall'antichavismo delle destre che ha dato impulso al golpe di Carmona e compagnia.
Sono aumentati i salari durante "l'era chavez"? Dove vanno i benefici della produzione petrolifera?
L'applicazione delle ricette del FMI che puntualmente ha effettuato il governo di Chavez ha significato il deterioramento dei salari reali e della qualità della vita della maggioranza delle famiglie venezuelane. Diversi indicatori ricavati dalle statistiche ufficiali lo dimostrano con chiarezza. Chi voglia verificare questi dati può vedere un lavoro in proposito sul n.27 di "El Libertario", maggio 2002. Per quanto riguarda coloro che traggono vantaggio dai ricavati del petrolio, non vi è altro da dire che si tratta della ridotta élite dei molti militari e pochi civili che stanno intorno a Chavez, tanto vortaci che hanno spinto i competitori meno fortunati ad avventurarsi nella rischiosa via della cospirazione e del colpo di mano militare per aprirsi il passo verso un bottino tanto succulento.
Il "bolivarianismo" somiglia al peronismo (dare elemosine ai lavoratori affinché il padronato possa accumularte in pace)?
La cosa terribile per la classe operaia venezuelana è che le elemosine non esistono o appena hanno del simbolico.Questo è stato forse uno dei segni più autentici della caratteristica inettitudine di questo governo, che è risultato totalmente incapace non solo di capovolgere, ma almeno di diminuire, l'impoverimento accelerato e l'esclusione socioeconomica che riguarda più dell'80% della popolazione. Nonostante il suo confronto politico con l'organizzazione padronale, il governo è stato, più che silenzioso, compiacente di fronte all'azione dei capitalisti contro i diritti formali dei lavoratori, che in questo paese vengono violentati fin nelle elementari conquiste. Per dati più precisi si veda l'articolo di "El Libertario" sopra menzionato.
Vi è stata repressione statale/padronale contro la classe operaia nella c.d. "era Chavez"?
La peggiore repressione contro i lavoratori in questi anni sono stati il tremendo deterioramento delle loro condizioni di vita e la già riferita violazione dei loro diritti. In quanto alla persecuzione contro l'attività sindacale, essendo questa quasi sempre inesistente o sottomessa agli interessi del potere autoritario, non c'è stato il bisogno di ricorrervi per lo Stato ed i padroni, salvo in alcune eccezioni che confermano questo desolante quadro di oppressione ed inazione oggi dominante nel sindacalismo venezuelano.
Lo sciopero nel settore petrolifero l'ha fatta finita con i successi politici?
In tutta la situazione che abbiamo descritto non deve meravigliare quel che è accaduto con il particolare sciopero petrolifero che ha accompagnato lo sciopero generale, dove gerenti e tecnocrati hanno funto da "leader sindacali", paralizzando raffinerie, chiudendo oleodotti ed organizzando manifestazioni di strada. In altre parole, uno sciopero condotto da "yuppies" che non ha nulla a che vedere con la lotta operaia, e molto con il complotto che ha preteso di sostituire un autoritario pseudo-sinistrorso con un autoritario semi-fascista.