Ma che succede in Siria?

 

La difficoltà di comprensione dentro gli episodi di geopolitica nella fase contemporanea dipendono spesso dalla griglia interpretativa che viene usata nel decifrare gli avvenimenti. Ritengo che la teoria del sistema-mondo (Wallerstein, Arrighi) che definisce l'odierna crisi di egemonia del centro - gli USA, nazione che storicamente ha istituito la struttura del mercato mondiale e la relazione di potere interstatale intrecciato dal 1945 - sia quella che maggiormente possa spiegare la complessità della ridefinizione dei rapporti di potere, degli equilibri, della ridefinizione di alleanze, delle nuove aree strategiche.

L'Europa e il Mediterraneo sono diventate zone di semplice mantenimento poiché la Russia si è inserita come produttore di materie prime nel commercio mondiale e mantiene un ruolo di potenza militare e atomica delimitato nella sua area geografica, mentre le zone delle future turbolenze sono nell'Africa subsahariana per le potenzialità di materie prime e la zona del Pacifico attorno alla potenza economica emergente che è la Cina e alle sue necessità di crescita come potenza geopolitica.

Esercitare un ruolo di potenza e imperialista ha costi discreti e stante il discreto debito pubblico degli USA (peraltro simile, come percentuale sul Pil, a quello della seconda guerra mondiale), questi cercano di coinvolgere e delegare a nazioni regionali il ruolo di vassalli attivi e operativi. Questa funzione nell'area del Medio oriente è esercitata da Turchia, Arabia Saudita, Qatar. Dopo il colpo di Stato in Egitto e la destituzione di Morsi, l'Arabia Saudita è quella che sta egemonizzando l'area, ridimensionando i "competitori", forte della poliedricità della sua strategia che è di bloccare ogni propensione democratica, partecipativa delle masse, garantendo la stabilità che nella loro cultura è feudale/castale, senza diritti, quindi contraria anche all'islamismo dei Fratelli musulmani che integrano (male) religione e democrazia. Infatti sono stati attivi nella durissima repressione nel Bahrein, in Yemen dei movimenti di opposizione che si intrecciano con una popolazione in maggioranza di religione sciita. L'emiro del Qatar ha abdicato per Tamim, primogenito, riconoscendo la sconfitta della sua ipotesi di un islamico aperto, quello dei Fratelli da loro sostenuti. Ugualmente anche la Turchia dopo le mobilitazioni sociali delle scorse settimane è nelle difficoltà economiche con la fuga degli investimenti esteri, l'inflazione crescente e il deprezzamento della moneta, fenomeno simile a quello dell'India, Indonesia (tempesta perfetta prossima?).

Nel luglio 2012 il capo dei servizi segreti sauditi (e segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale) è un principe, Bandar bin Sultan, uomo forte con una strategia precisa di rafforzamento dell'Arabia saudita e di controrivoluzione attiva usando le differenze religiose per costruire una guerra civile esplicita contro gli sciiti, un nuovo fronte su cui mobilitare le masse sunnite, contrastando così le "primavere arabe". Il Califfato contro la democrazia! Bandar ha ottime relazioni con l'Occidente: ambasciatore in USA per 22 anni, intimo di Bush padre, discrete relazioni commerciali per armamenti con la Thatcher, di lui si scrive sia il regista delle autobombe recenti in Irak, di quelle in Libano. In Siria sostiene Jabhat al-Nusra con armi (la Croazia ha incrementato l'export di armi del 50%) e miliardi di dollari: si tratta di un gruppo legato ad al-Qaeda, costituito da migliaia di mercenari esteri, combattenti di molti fronti di guerra e quindi estremamente operativi, che da un anno sono il gruppo catalizzatore. Sul manifesto del 30 agosto 2013, M. Giorgi li definisce "al-Qaeda 2", movimentista, orizzontale, contraria ai kurdi, agli alauiti, al nazionalismo laico, sostenitori del Califfato da Damasco all'Irak, meno ostili agli USA e all'Occidente. Il capo Shaker Wahiyib al-Fahdawi si vanta di non coprirsi il volto e di uccidere tutti gli sciiti che incontra anche per caso.

Ormai in Siria lo scontro è tra religioni, anche perché l'Esercito siriano libero, composto da ex-militari, sono estremamente deboli anche se addestrati in Giordania da americani. Forse per questo Hollande dopo l'incontro con i "democratici" siriani si è dimostrato meno propenso al bombardamento. I vari gruppi armati dispongono solo di armi leggere, solo qualche carro armato recuperato in combattimento, ma sono privi di possibilità di manutenzione.

L'esercito di Assad dispone di una discreta aviazione, molti missili come contraerea e antinave, seppur non di ultima generazione, mezzi blindati e con la collaborazione dei militari iraniani e degli hezbollah libanesi riesce a contrastare i contendenti nella ridefinizione delle zone di influenza.

L'intervento delle navi e dei missili americani appare come un azione di "alleggerimento", cioè di contrasto, per distruggere posizioni militari predominanti, ma tre giorni e circa 150 missili cruise (tomahawk) - a $1.5 milioni l'uno - hanno effetto momentaneo e non risolutivo poiché solo dopo settimane e settimane l'effetto diventa destrutturante. Quindi visto che nessuno crede alle guerre umanitarie, nemmeno i laburisti inglesi, il vero motivo sembra una collaborazione necessaria e richiesta per limitare la superiorità di Assad, richiesta dai sauditi. Certo che vedere gli USA aiutare al-Qaeda è paradossale.

Monte

4 settembre 2013

 

PS. Nel luglio 2012, per festeggiare il suo incarico, Bandar ha organizzato un attentato ad ufficiali siriani. Questi hanno contraccambiato con un altro attentato dove è morto il suo luogotenente e sembrava avessero ucciso anche lui.

Recentemente Bandar ha incontrato Putin a cui ha proposto contratti per $15 miliardi in armi per isolare Assad, più altre regalie, incluso di controllare i ceceni ai giochi sportivi prossimi in Russia. Le versioni giornalistiche (sic) sono: una dice si siano accordati, l'altra che Putin si sia incazzato molto, promettendo bombardamento su capitale saudita.