L'antirazzismo non è reato

 

La nostra solidarietà ai compagni anarchici di Lecce 

Puntualmente, appena rifluisce l'onda lunga di una mobilitazione di massa, o quantomeno allargata, la macchina giudiziaria dello stato si occupa di colpire qualche militante con accuse spropositate e pene esemplari. Di questi giorni l'ennesima conferma con arresti e incriminazioni in varie parti d'Italia, con un uso disinvolto e agghiacciante di contestazioni di reati e di supposte prove. E' la stessa magistratura che assolve Trenitalia e convalida il licenziamento dei lavoratori che si espongono e lottano, come i ferrovieri, per migliorare le proprie condizioni di lavoro e quelle di sicurezza per i pendolari, che assolve i fascisti e lo stato e condanna i parenti delle vittime a pagare le spese processuali.

Mentre crescono le intimidazioni nei posti di lavoro, mentre l'ossessione della sicurezza viene cavalcata da destra e da sinistra mentre cresce il controllo sociale e la criminalizzazione degli immigrati, le mobilitazioni di lotta, le occupazioni abitative e le lotte antirazziste sono nel mirino, a tentare di insegnare che non c'è scampo e non c'è spazio per alcun tentativo di cambiamento dell'ordine sociale esistente. Lo spazio per il conflitto sociale si riduce quanto si riducono le lotte, quanto la paura e l'ineluttabilità aumentano. E mentre la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo ipocritamente "sorveglia" l’Italia, il cui governo è fin troppo zelante nel proteggere la Fortezza Europa come concordato nei trattati, dovremo continuare ad assistere impotenti alla pesca di cadaveri a largo delle nostre coste e alla cattura, alla prigionia e ai rimpatri forzati di uomini e donne? L'esistenza stessa dei CPT è un crimine, assolutamente analogo ai lager di sessant'anni fa, i nostri campi di pomodori assomigliano sempre più a piantagioni di cotone di qualche secolo fa, dove si mescolano sorveglianti, schiavi del lavoro e schiave del sesso, vittime della clandestinità. E chi come allora ha fatto finta di nulla o ha obbedito alla legge è responsabile di quei crimini, chi come allora combatte per aprire i cancelli o far sgusciare dalle maglie di una legislazione insensata e inumana più persone possibile è per la legge un criminale. Come lo era Harriet Tubman con il suo fucile, come lo erano i quacqueri disarmati che tanti lavoratori hanno guadagnato alla libertà se non alla liberazione dallo sfruttamento. Perché dietro al razzismo, dietro la repressione, oggi come allora, c'è il sogno per qualcuno di un'assoluta ricattabilità della classe lavoratrice, c'è il bisogno di impedire qualunque vagito di autorganizzazione, il disegno in gran parte perseguito con successo di rompere qualunque legame di solidarietà di classe. 

E duramente viene colpito chi ostacola questo disegno. Che a tutti noi spetta di rompere, per costruire una società di liberi ed uguali. 

Ciascuno per la sua parte.

Federazione dei Comunisti  Anarchici

17 maggio 2005