La laicità come strumento di costruzione dell'identità della sinistra

 

Individuare nella laicità una delle tappe fondamentali di ricostruzione dell'identità della sinistra è uno dei passaggi fondamentali nella riflessione che coinvolge tutti coloro che sono impegnati nel ricollocare in una prospettiva di lotta di classe, e quindi di emancipazione dal bisogno, il loro agire politico, per costruire un progetto politico di uguaglianza e di libertà che trovi consenso nella società.

Se è vero che siamo tutti convinti che bisogna partire dal concreto, operare sul posto di lavoro e nella società occorre fare chiarezza sugli strumenti da utilizzare, sulla strategia politica da adottare per parlare un linguaggio comprensibile ai nostri interlocutori e perciò capace di parlare ai loro bisogni concreti. Per raggiungere questo obiettivo non possiamo sfuggire all'obbligo di aggiornare la nostra analisi, prendendo atto dei profondi mutamenti intervenuti nella composizione di classe del paese e tenendo conto delle ulteriori trasformazioni che avverranno per effetto di una crisi a carattere epocale che riguarda non solo il modo di produrre, ma il rapporto con le risorse del pianeta.

Dobbiamo allora prendere atto che già oggi, ma ancora di più nel futuro, dobbiamo fare i conti con una società multietnica e multiculturale nella quale i vari segmenti, le varie "comunità" che la compongono non parlano un linguaggio comune e sono indotte dall'organizzazione capitalistica del lavoro a cercare modi di organizzazione, di interrelazione, valori, comportamenti tesi alimentare la divisione e la contrapposizione.

Le differenze linguistiche, comportamentali, alimentari, valoriali delle popolazioni migranti vengono utilizzate dalla destra non solo per alimentare la paura e criminalizzare i comportamenti di tutti coloro che sono diversi, ma per impedire una ricomposizione degli interessi di classe, per contrastare gli interessi di genere più legati alla natura umana, che potrebbe minacciare il perpetuarsi dei sistemi di sfruttamento delle classi subalterne.

Le strategie di balcanizzazione della società

La progressiva concentrazione di capitali e di ricchezze nelle mani di un numero sempre minore di soggetti, lo sviluppo del capitale finanziario e della speculazione sono alla base dell'attuale crisi economica che, per essere superata, ha bisogno di una profonda ristrutturazione dei rapporti produttivi e quindi sociale. L'involuzione sempre più autoritaria dei modelli di governo, l'eliminazione di ogni opposizione sociale anche a livello istituzionale è necessaria alle classi dominanti se si vuole gestire una percentuale delle popolazione perennemente ricattata, in quanto collocata sulla soglia di povertà, alla quale si contrappone un esercito di riserva costituito da una popolazione migrante ulteriormente e maggiormente discriminata, ma utilizzata sul mercato del lavoro per mantenere bassi salari e occupazione precaria. Fin qui niente di nuovo ma oggi, utilizzando le classi subalterne contro i migranti si crea uno spazio ulteriore di sfruttamento e di potere che consente di reprimere ulteriormente le classi subalterne frammentate e divise.

In tal modo la distribuzione delle popolazioni sul territorio risulta costituita da tante sacche di sfruttati, posti l'un contro l'altro, divisi dalla differenza linguistica, etnica e valoriale, e perciò incapaci di sviluppare quella unità di classe che sarebbe necessaria e naturale sulla base della comune condizione di sfruttamento.

Questo modello sociale ha bisogno di un nuovo tipo di Stato che gestisce queste differenze e pertanto in questa fase politica si esaltano le competenze etiche delle istituzioni politiche le quali estendono il principio di ordine pubblico a quello di "ordine morale" e pretendono di governare i diritti di status: non solo quello di cittadinanza, ma quello di nascita, di gestione della vita di coppia o affettiva e perfino la morte.

Ecco così che lo Stato si scopre competente in materia di procreazione assistita, di contraccezione, di relazioni affettive - differenziando giuridicamente tra matrimonio, coppie di fatto, convivenza omosessuale - , pratiche di fine vita, volendo regolamentare ciò che è vita e ciò che è morte e le condizioni stesse della morte.

Il governo dell'economia e delle coscienze

Esiste un profondo legame, che bisogna imparare a cogliere, tra gestione dell'accumulazione e dei suoi processi e strategie di accentuazione delle diversità finalizzate a impedire la ricomposizione di classe. Ad esempio porre l'accento sulla differenziazione in materia religiosa, ricercando in questa strategia il sostegno delle confessioni delle quali si esaltano le diversità e le specificità, differenziandole nel godimento dei diritti e nell'accesso alla libertà di culto significa promuovere aggregazioni solidaristiche su basi confessionali che sono per loro natura interclassiste e che contribuiscono quindi a impedire una ricomposizione degli interessi in relazione alla collocazione dei soggetti nel processo produttivo e nelle dinamiche di accumulazione. Allo stesso modo, fare leva sull'elemento etnico come strumento di coesione e solidarietà significa ancora una volta sviluppare una innaturale alleanza tra soggetti diversi per la loro collocazione di classe.

E ancora spingere per una battaglia separata sul piano dei diritti di genere contribuisce a creare un altro segmento di relazioni che viaggiano su binari paralleli rispetto ad altri settori e componenti sociali, cosi che questi sono destinati a non vedere mai i loro interessi incontrarsi.
Attraverso queste tecniche si realizza una frammentazione di classe che va ben al di la del dato economico, fino a toccare le corde di sentimenti e volizioni più profonde che riguardano la sfera personale, quella delle tradizioni, dei ricordi, del vissuto individuale e di gruppo.

Edonismo e vitalismo come elementi di una strategia per lo sfruttamento globale

Ma al capitale non basta avere vinto la battaglia sulle forme dell'economia e sui processi di accumulazione. Nello sforzo di onnipotenza che lo pervade vuole vincere anche nei confronti della natura, intesa sia come ambiente, clima, dominio delle risorse, sia come durata e gestione del bene vita.

Perciò da un lato inquina senza ritegno e senza limiti, sconvolge il clima, esaurisce le risorse di tutti come acqua e energia, sopprime le specie animali e la differenza biologica, cancella specie vegetali e ne modifica altre, mettendo a punto un progetto globale di sfruttamento delle risorse che persegue l'obiettivo del massimo profitto senza curarsi dei danni irreversibili che crea alla stessa esistenza della specie.

Dall'altro manipola la vita, sia attraverso la genetica, alla ricerca di "modelli" migliori, di clonare e riprodurre se stesso in modo seriale, sia considerando le parti del corpo umano come pezzi di una macchina e il corpo come una macchina della quale si possono sostituire via via i pezzi usurati. In questa corsa verso l'allungamento della vita, senza limiti morali, sul presupposto della mera disponibilità finanziaria e del potere, conosce fenomeni grotteschi - e insieme tragici - quali la riproposizione di leader gerontocratici sempre giovani, e fenomeni ben più preoccupanti costituiti dalla diffusione a livello di massa del ricorso a modifiche del proprio corpo che si accompagnano a un rifiuto della fine della vista, mascherato dal formale rispetto di essa, nella proclamata non disponibilità di questo bene da parte della persona. Con il paradosso che la manipolazione profonda del corpo si accompagna all'attribuzione a un Dio del bene vita e al contestuale utilizzo selettivo di risorse economiche prioritariamente destinate al sostegno di una campagna mediatica simbolica sui malati terminali nelle società più ricche, alla quale corrisponde l'omicidio senza ritegno sul posto di lavoro e nelle società arretrate del terzo e quarto mondo.

Di fronte a questo attacco a tutto campo alla concezione stessa dell'essere umano per come l'abbiamo conosciuta vacillano le Chiese e le religioni, crollano consolidate alleanze, entrano in crisi sistemi politici. La risposta perciò diventa vaga, sconnessa, disorganica, inefficace, incomprensibile ai nostri stessi referenti sociali.

La laicità e la tolleranza come strumento di lotta politica

In questa sede non possiamo che tentare di dare una prima parziale e limitata risposta ad alcuni dei problemi sollevati, cercando di stimolare l'inizio di una discussione.

Tuttavia una sinistra che voglia ritrovare i suoi caratteri identitari e voglia ricreare le ragioni dello stare insieme, che voglia offrire una prospettiva di emancipazione sociale verso una società più giusta non può che riscoprire la tolleranza verso le diverse opzioni relativamente ai fattori identitari, siano essi religiosi, valoriali, etici e deve utilizzare la laicità come strumento di governo di queste diversità.

Ci sono infatti dei valori personalissimi, delle materie, che per la loro stessa natura non sono giustiziabili, sfuggono cioè alla competenza del legislatore e dello Stato, in quanto appartengono alla persona. Come tali queste materie vanno lasciate nella disponibilità della persona e quindi devono vedere tutta la sinistra impegnata a rivendicare spazi di libertà e di democrazia.

In quanto tale la sinistra non può che fare propria la bandiera del relativismo dei valori, garantendo ad ognuno la libertà di vivere le proprie scelte, facendo riferimento a valori scaturiti non dal cosiddetto diritto naturale, ma dalla libera negoziazione delle differenze, creando un nuovo patto di coesistenza tra i diversi soggetti sociali, portatori di interessi e bisogni collettivi.

Ciò significa nel concreto:

Questo programma minimo è gestibile a condizione di trovare una unità di azione e di operare dentro e fuori le istituzioni e quindi sul territorio per diffondere l'adesione a questi valori, per scardinare con la pratica applicazione del principio di laicità la frammentazione di classe perseguita a tutti i livelli dal capitale.

Giovanni Cimbalo

Intervento al convegno nazionale, "Per un'etica pubblica laica", che si è svolto a Palazzo Vecchio, Firenze il 7/8 febbraio 2009.