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Federazione dei Comunisti Anarchici
Elezioni 2010: i vincitori di sempre PDF Versão para impressão Enviar por E-mail
Escrito por Administrator   
Domingo, 23 Maio 2010 16:15
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Non ha bisogno di presentarsi o candidarsi direttamente alle elezioni, siano esse nazionali o locali o europee. Tanto sa che vince sempre. Dalle elezioni si aspetta che il sistema statale e amministrativo si metta a sua disposizione.

Dalle coalizioni si aspetta che i programmi e i partiti dividano il popolo degli elettori su base geografica, dialettale, religiosa, etica, anche ideologica se serve, purché vengano occultati gli interessi di classe dei cittadini.

E' soddisfatto del fatto che persino i suoi acerrimi nemici, partiti che si autoproclamano anticapitalisti, si presentino alle elezioni, per poter dimostrare la sua forza e la loro inconsistenza elettorale. E questi, puntualmente, ci cascano.

Vince con Obama e Sarkozy, con Berlusconi e Zapatero, con Cota e la Polverini, con Vendola ed Errani.

Vince perché, lui, il capitalismo, non può essere sconfitto in nessuna elezione. Persino il massiccio astensionismo che ha colpito tutti i concorrenti (la stessa Lega Nord perde quasi 150.000 voti rispetto al 2009) non indebolisce il significato politico delle elezioni per il sistema capitalistico.

E' una conferma del suo potere.

La lotta contro il capitalismo si svolge tutti i giorni su altri terreni, in cui la debolezza del movimento dei lavoratori e delle lavoratrici è questione ben più preoccupante della sconfitta elettorale della sinistra.

Retribuzioni ferme e stagnati a febbraio, disoccupazione all'8.2%, disoccupazione giovanile al 28%, mezzo milione di espulsi dalla produzione ed altri 800.000 in cassa integrazione, 3,4 miliardi di euro di disavanzo nella sanità pubblica, l'articolo 18, scuola e pensioni sempre nel mirino dei tagli... e di fronte a tutto questo è grande la solitudine dei lavoratori e delle lavoratrici, dei precari e degli immigrati, ascoltati e sostenuti con difficoltà da quelle correnti sindacali ancora disponibili al conflitto ed alla lotta... di classe.

Non sarà il 7,1% di astensionismo in più e non saranno nemmeno le 5 stelle a trovare un posto di lavoro ai 130.000 disoccupati del Piemonte, a cui Cota e la Lega Nord dovranno delle risposte. Non sarà il 6% di astensionismo in più a dare una soluzione ai 47.000 disoccupati in Veneto, a cui Zaia e la Lega Nord dovranno dare risposte.

Queste risposte possono venire solo dalla lotta dal basso, dall'autorganizzazione del lavoratori e delle lavoratrici, dei disoccupati, dei precari, dei migranti, per il riconoscimento dei loro diritti.

Si può pensare, e a volte riuscire, di battere il centrodestra votando per Vendola e magari per Grillo, ma per vincere davvero occorre andare oltre le scorciatoie elettorali e l'illusione delle percentuali. Occorre lavorare ogni giorno per la ricomposizione del movimento dei lavoratori sulla base dei propri interessi immediati, dei propri diritti, sempre contrapposti a quelli delle classi dirigenti nazionali e regionali.

Questo è il nostro terreno, questo è il terreno per una sinistra anticapitalista nella lotta nella costruzione fin da ora di una società autogestionaria.

Federazione dei Comunisti Anarchici

12 aprile 2010


 
Ci sono anche le mani insanguinate dell'Europa sulla strage di Gaza PDF Versão para impressão Enviar por E-mail
Escrito por Administrator   
Domingo, 23 Maio 2010 16:49
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Centinaia di morti e migliaia di feriti sacrificati sull'altare dell'espansionismo sionista e del fondamentalismo.

In Europa i ministri degli esteri di tutti i paesi dell'Unione parlano di una reazione "esagerata" anche se "legittima" di Israele, ribaltando con un operazione degna dei più cinici prestigiatori la situazione reale facendo passare l'aggressore Stato di Israele per vittima.

Si continua a far finta di dimenticare che Gaza, una delle regioni più densamente abitate con circa un milione e mezzo di abitanti, di cui una buona metà composta da minori, è sottoposta da anni ad un embargo totale, compresi medicinali ed ogni bene di prima necessità. Embargo peraltro sostenuto da tutto il "civile" mondo occidentale e imposto da Israele e dall'intero occidente a Gaza in seguito alle elezioni vinte da Hamas grazie ad un sistema elettorale maggioritario con premio. Cosi come si fa finta di dimenticare che Hamas è stata in passato finanziata da Israele in chiave anti OLP.

E nonostante una tregua di 6 mesi l'embargo non è stato minimamente alleggerito e nessuno dei potenti occidentali ha nemmeno timidamente suggerito di allentarlo.

Lo Stato di Israele ha ripreso la sua strategia di controllo militare e vitale su Gaza e sulla Cisgiordania. In tutti gli inutili ed ipocriti proclami di volontà di pace europei si omette sistematicamente che Israele da 60 anni viola indisturbato innumerevoli risoluzioni dell'ONU e che continua ad occupare militarmente territori, con le colonie israeliane che si allargano giorno per giorno sulla terra dei palestinesi, costruendo muri che segregano villaggi interi, che continua a impedire a milioni di profughi di tornare nella loro terra, a sradicare uliveti e uccidere gli animali dei pastori, a umiliare quotidianamente chi tenta di passare da una parte all'altra dei muri della segregazione per lavorare, curarsi, andare a scuola.

Anzi si fa di più: si nasconde che la tregua è stata rotta dallo Stato israeliano il 4 novembre di quest' anno, quando il suo esercito ha ucciso un militante di Hamas di 22 anni.

Ma perché, al di la dei falsi ed ipocriti proclami pacifisti, questo appoggio incondizionato ad uno Stato così aggressivo e guerrafondaio da parte praticamente di tutte le maggiori potenze occidentali?

Gli USA si sa. Oltre all'importante alleanza strategico-territoriale che Israele rappresenta nell'area mediorientale per l'imperialismo americano, devono fare i conti con la forte lobby pro-Israele d'oltre Oceano, capace di influenzare pesantemente le scelte della politica estera statunitense. E quello che succede oggi sembra un chiaro avvertimento al neopresidente Obama. L'Europa, ritrovando in parte quell'unità d'intenti per le politiche d'oltre confine, si giocherà probabilmente la carta della diplomazia attiva, per rafforzare quel ruolo mediterraneo mai abbandonato e per ribadire agli USA che non possono fare da soli nel "mare nostrum".

E poi ci sono gli affari fatti con la vendita delle armi, e si sa che in questo gli Stati sono sempre pronti a nascondere con la scusa del "segreto di Stato" ed ad appoggiare le commesse delle industrie che producono armamenti e sistemi di supporto. Anzi in questo le industrie sono molto bipartisan, non disdegnando di vendere anche agli opposti contendenti, l'importante che abbiano i soldi per comprarle.

Ad esempio l'Italia, oltre ad essere uno dei migliori fornitori di armi dell'Iran o del Libano, fornisce da anni armamentario tecnologico per l'esercito israeliano, attraverso le commesse di imprese come la OTO-MELARA, la BERETTA, la BORLETTI, la SELENIA. Ma gli altri compari europei non sono da meno.

Inoltre la Palestina, risulta essere cinicamente un ottimo terreno di sperimentazione delle nuove tecnologie di morte, sempre più specializzatesi negli scenari di "guerra urbana", a cui tutte le industrie d'armi sono interessate, nessuna esclusa, da quelle statunitensi e israeliane, a quelle inglesi, francesi, tedesche, italiane, ecc. ecc.

E così da anni in questa terra martoriata, dove uomini, donne e bambini sembrano non avere più futuro, schiacciati nella morsa dei giochi di guerra dei potenti, si sperimentano nuovi armamenti, dalle bombe a grappolo, ai proiettili di uranio impoverito; si studia l'efficacia degli UAV ( gli aerei senza pilota), in grado di lanciare micidiali missili teleguidati, si sperimentano i carri armati Achzarit, capaci di resistere alle mine terrestri, si testano i blindati Namer equipaggiati con i motori della statunitense Continental Motors o della tedesca MTU, si verificano l'efficacia di sistemi d'avanguardia come le italianissime protezioni aggiuntive e le torrette telecomandate montate sulle autoblinde Puma, si testano i fantastici sistemi da guerra robotica dell'Alenia, come lo Sky-X, primo sistema al mondo in grado di rifornire in volo un velivolo non pilotato.

Tutto ciò sulle spalle di un popolo da sempre utilizzato nelle contese tra Stati e non solo, usato anche cinicamente negli scontri politici tra le fazioni interne ad un medesimo Stato, come nel caso delle vicende politiche israeliane che registrano uno scontro elettorale sia all'interno della compagine governativa, tra il "falco" Kadima, fautore di azioni estreme, come l'evacuazione della striscia proposta dal deputato Yisrael Hasson, e le colombe laburiste, favorevoli a misure più moderate, che tra Kadima ed i superfalchi di Likud, sempre più spostati verso posizioni ultra oltranziste.

Certo non è che ci aspettiamo che gli Stati arabi e/o islamici facciano qualcosa, divisi come sono, o intenti a rafforzare il loro prestigio e la loro influenza nell'area, anche loro sulla pelle del popolo palestinese. Come da tempo fa l'Iran che utilizza la tragedia palestinese, pubblicizzandosi come unico baluardo nei confronti dell'odiato imperialismo americano, per porsi come potenza emergente nell'area.

Ma al di là delle congetture politiche internazionali la situazione della popolazione palestinese appare oggi con poche prospettive di raggiungere una soluzione che rispecchi la possibilità di una vita minimamente dignitosa sia dal punto di vista della sicurezza sociale che della garanzia del rispetto dei diritti minimi di sopravvivenza.

Forse oggi l'unica garanzia che il popolo palestinese possa avere, il più velocemente possibile, un minimo di respiro e di pace è che i predoni di ogni grandezza e provenienza, che si accalcano fisicamente o idealmente ai suoi confini o che speculano politicamente all'interno degli stessi, raggiungano un nuovo precario equilibrio.

Le uniche prospettive di reale emancipazione che possiamo intravedere in un futuro prossimo è che si accrescano e si estendano quelle pratiche di auto-organizzazione portate avanti in molti villaggi palestinesi, sorte dalla solidarietà tra i comitati popolari palestinesi e organizzazioni come gli Anarchici Contro il Muro, al cui interno operano internazionalisti provenienti da tutto il mondo e israeliani antisionisti, che costantemente combattono, con pratiche prevalentemente di resistenza pacifica, l'arroganza dei coloni israeliani e dell'esercito che li appoggia. E non è un caso che è proprio in questi villaggi che è stata scelta un'altra strada rispetto al militarismo di Hamas.

Noi come anarchici e libertari di classe continueremo a denunciare il colonialismo sionista, così come denunciamo tutti gli imperialismi ed i fondamentalismi oppressori della libertà e della dignità dei popoli. Continueremo a denunciare che intere schiere del proletariato mondiale soffrono l'oppressione e la miseria a causa degli scontri inter-imperialisti e dei cinici giochi politici dei potentati oligarchici locali, che divengono a loro volta pedine consapevoli o inconsapevoli nello scacchiere internazionale della contesa imperialista, sporco del sangue del proletariato.

Continueremo ad appoggiare le lotte e gli atti di solidarietà nei confronti del popolo palestinese, sostenendo tutte quelle manifestazioni in embrione di auto-determinazione che hanno e che stanno caratterizzando la lotta di interi villaggi della Palestina, convinti che sarà solo liberandosi dalla malefica influenza di qualsiasi oligarchia statale o parastatale che i lavoratori e le lavoratrici potranno conquistare terreno verso una vita più dignitosa.

Federazione dei Comunisti Anarchici (Italia)

Zabalaza Anarchist Communist Front (Sud Africa)

Militanti di Anarchists Against The Wall (Israele)

Common Cause (Ontario, Canada)

02 gennaio 2009



Sidun

U mæ ninin u mæ
u mæ
lerfe grasse au su
d'amë d'amë
tûmù duçe benignu
de teu muaè
spremmûu 'nta maccaia
de stæ de stæ

e oua grûmmu de sangue ouëge
e denti de laete
e i euggi di surdatti chen arraggë
cu'a scciûmma a a bucca cacciuéi de bæ

a scurrï a gente cumme selvaggin-a
finch'u sangue sarvaegu nu gh'à smurtau a qué
e doppu u feru in gua i feri d'ä prixún
e 'nte ferie a semensa velenusa d'ä depurtaziún
perché de nostru da a cianûa a u meü
nu peua ciû cresce aerbu ni spica ni figgeü

ciao mæ 'nin l'ereditæ
l'è ascusa
'nte sta çittæ
ch'a brûxa ch'a brûxa
inta seia che chin-a
e in stu gran ciaeu de feugu
pe a teu morte piccin-a

 

http://it.youtube.com/watch?v=daOoiejygiQ

 

Traduzione


Il mio bambino il mio
il mio
labbra grasse al sole
di miele di miele
tumore dolce e benigno
di tua madre
spremuto nell'afa umida
dell'estate dell'estate
e ora grumo di sangue e orecchie
e denti di latte
e gli occhi dei soldati cani arrabbiati
con la schiuma alla bocca
cacciatori di agnelli
a inseguire la gente come selvaggina
finché il sangue selvatico
non gli ha spento la voglia
e dopo il ferro in gola i ferri della prigione
e nelle ferite il seme velenoso della deportazione
perché di nostro dalla pianura al modo
non possa più crescere albero né spiga né figlio
ciao bambino mio l'eredità
è nascosta
in questa città
che brucia che brucia
nella sera che scende
e in questa grande luce di fuoco
per la tua piccola morte.

Actualizado em Domingo, 15 Agosto 2010 09:40
 
La crisi della Grecia smaschera l'inganno dell'Unione Europea Solidarietà con i lavoratori greci in lotta! PDF Versão para impressão Enviar por E-mail
Escrito por Administrator   
Domingo, 23 Maio 2010 16:14
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La crisi della Grecia smaschera l'inganno dell'Unione Europea quale spazio sociale solidaristico e mette a nudo le condizioni capestro che i lavoratori greci ed europei devono pagare per salvare lo Stato greco e le istituzioni capitalistiche sue creditrici. Uno dei 4 paesi definiti oltraggiosamente PIGS dalle agenzie finanziarie internazionali incrina le compatibilità europee ed apre una frattura profonda nella costruzione capitalistica dell'UE.

Infatti, la Grecia dispone di un Prodotto Interno Lordo (PIL) di 280 miliardi di euro e un debito di 300 miliardi di euro. Una cifra che è il 2,7 del PIL europeo, una miseria!

Debito che è detenuto in massima parte da banche e istituzioni finanziarie europee. Si parla di 78 miliardi solo per le banche francesi e tedesche. Quelle greche finanziano solo 48 miliardi del debito.

Tra l'altro nel momento di massimo pericolo della crisi internazionale, queste istituzioni hanno ricevuto un salvataggio di 28 miliardi.

Quindi il prestito europeo e del FMI è soltanto per ripagare il debito contratto dalla Grecia con le banche e le istituzioni europee, senza ricorrere ai "mercati", perché il tasso di rendimento ha raggiunto il 10% sui titoli decennali, cioè quello che le istituzioni greche devono pagare oggi ai possessori di titoli di stato greco per ottenere credito.

Quasi 6 punti in più dei titoli di stato del tesoro tedesco ed italiano.

Quindi il governo greco per i prossimi tre anni ottiene prestiti per 120 (o 135) miliardi da enti statali per pagare istituzioni private (banche, assicurazioni, fondi, privati...).

Le clausole sono un interesse del 2% netto annuo per 3 anni e clausole drastiche di contenimento del debito pubblico e sua riduzione.

La mobilitazione dei lavoratori greci ha ridimensionato in parte i tagli che erano, inizialmente, drastici e "spartani", simili agli aggiustamenti a cui sono costretti i paesi extraeuropei, detti anche sottosviluppati. Ora arriva la cura da cavallo con drastica riduzione della 13^ e 14^ mensilità, congelamento di stipendi e salari, nessuno straordinario, ma ulteriore aumento dell'IVA prima al 19% poi al 21% ora al 23%, tasse del 10% su alcol, giochi e tabacco, benzina... aumenti della flessibilità, facilitazione nei licenziamenti a partire dai precari.

Ovvero il rientro del debito/PIL dilazionato in 4 anni, con misure economiche pesanti, ma meno drastiche e soprattutto indirette con aumento del costo dei consumi e non taglio immediato dei salari. La palla passa ai lavoratori greci che dimostrano discreta coerenza e combattività.

Era l'unica soluzione possibile? No. Si sarebbe potuto, ma in barba alle banche europee, puntare al consolidamento del debito di tre anni. Quindi il non rimborso del capitale da restituire, ma solo il pagamento degli interessi dovuti, a tassi accettabili, con un prestito internazionale notevolmente inferiore. Con l'effetto di un relativo calo della crescita del PIL (aspetto che condiziona la crescita del debito, riducendolo), un maggior controllo dell'evasione fiscale e una imposta patrimoniale sugli immobili e sulle rendite finanziarie per ridimensionare il debito storico.

E non sarebbe stata una soluzione estremistica/comunista!

Ma le autorità greche e quelle internazionali hanno preferito puntare il coltello alla gola alla classe lavoratrice greca, salvando profitti e guadagni di banche ed imprenditori. La Grecia è un laboratori per la crisi che sta colpendo l'intera Unione Europea.

Ma insorge la mobilitazione costante con scioperi generali continui, cortei pacifici e militanti, settimane di mobilitazione continue di lavoratori pubblici, privati, precari e studenti e pure piccoli commercianti... con una sinistra che supera le polemiche storiche e si mobilita tutta compatta, marxisti e anarchici di tutte le correnti in prima fila nelle mobilitazioni.

Siamo tutti greci!!

Solidarietà alla lotta dei lavoratori greci, solidarietà al movimento di resistenza!

 

Federazione dei Comunisti Anarchici

3 maggio 2010

 
Elezioni regionali: lo Stato si interpreta PDF Versão para impressão Enviar por E-mail
Escrito por Administrator   
Domingo, 23 Maio 2010 16:16
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Non è la prima volta e non sarà l'ultima che il potere esecutivo e quello legislativo danno interpretazioni (autentiche ??) delle leggi esistenti allo scopo di garantire interessi di parte, prima ancora che salvare la faccia alla democrazia borghese. Le liste di centrodestra nel Lazio ed in Lombardia vengono dunque riammesse alla competizione elettorale con la autorevole firma del presidente della repubblica.

Golpe? Piccolo golpe alla Pinochet, ma per fortuna senza spargimento di sangue? No, niente di tutto questo, solo un provvedimento amministrativo che conferma la forza dell'esecutivo in carica e che specularmente userà lo sdegno degli attivisti del PD e dell'IDV per rafforzare la sacralità delle leggi dello Stato.

Nulla è stato violato, tutto è stato violato.

Actualizado em Segunda, 24 Maio 2010 16:52
Continuar...
 
La crisi della Grecia smaschera l'inganno dell'Unione Europea Solidarietà con i lavoratori greci in lotta! PDF Versão para impressão Enviar por E-mail
Escrito por Administrator   
Domingo, 23 Maio 2010 16:09
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La crisi della Grecia smaschera l'inganno dell'Unione Europea

Solidarietà con i lavoratori greci in lotta!

 


La crisi della Grecia smaschera l'inganno dell'Unione Europea quale spazio sociale solidaristico e mette a nudo le condizioni capestro che i lavoratori greci ed europei devono pagare per salvare lo Stato greco e le istituzioni capitalistiche sue creditrici. Uno dei 4 paesi definiti oltraggiosamente PIGS dalle agenzie finanziarie internazionali incrina le compatibilità europee ed apre una frattura profonda nella costruzione capitalistica dell'UE.

Infatti, la Grecia dispone di un Prodotto Interno Lordo (PIL) di 280 miliardi di euro e un debito di 300 miliardi di euro. Una cifra che è il 2,7 del PIL europeo, una miseria!

Debito che è detenuto in massima parte da banche e istituzioni finanziarie europee. Si parla di 78 miliardi solo per le banche francesi e tedesche. Quelle greche finanziano solo 48 miliardi del debito.

Tra l'altro nel momento di massimo pericolo della crisi internazionale, queste istituzioni hanno ricevuto un salvataggio di 28 miliardi.

Quindi il prestito europeo e del FMI è soltanto per ripagare il debito contratto dalla Grecia con le banche e le istituzioni europee, senza ricorrere ai "mercati", perché il tasso di rendimento ha raggiunto il 10% sui titoli decennali, cioè quello che le istituzioni greche devono pagare oggi ai possessori di titoli di stato greco per ottenere credito.

Quasi 6 punti in più dei titoli di stato del tesoro tedesco ed italiano.

Quindi il governo greco per i prossimi tre anni ottiene prestiti per 120 (o 135) miliardi da enti statali per pagare istituzioni private (banche, assicurazioni, fondi, privati...).

Le clausole sono un interesse del 2% netto annuo per 3 anni e clausole drastiche di contenimento del debito pubblico e sua riduzione.

La mobilitazione dei lavoratori greci ha ridimensionato in parte i tagli che erano, inizialmente, drastici e "spartani", simili agli aggiustamenti a cui sono costretti i paesi extraeuropei, detti anche sottosviluppati. Ora arriva la cura da cavallo con drastica riduzione della 13^ e 14^ mensilità, congelamento di stipendi e salari, nessuno straordinario, ma ulteriore aumento dell'IVA prima al 19% poi al 21% ora al 23%, tasse del 10% su alcol, giochi e tabacco, benzina... aumenti della flessibilità, facilitazione nei licenziamenti a partire dai precari.

Ovvero il rientro del debito/PIL dilazionato in 4 anni, con misure economiche pesanti, ma meno drastiche e soprattutto indirette con aumento del costo dei consumi e non taglio immediato dei salari. La palla passa ai lavoratori greci che dimostrano discreta coerenza e combattività.

Era l'unica soluzione possibile? No. Si sarebbe potuto, ma in barba alle banche europee, puntare al consolidamento del debito di tre anni. Quindi il non rimborso del capitale da restituire, ma solo il pagamento degli interessi dovuti, a tassi accettabili, con un prestito internazionale notevolmente inferiore. Con l'effetto di un relativo calo della crescita del PIL (aspetto che condiziona la crescita del debito, riducendolo), un maggior controllo dell'evasione fiscale e una imposta patrimoniale sugli immobili e sulle rendite finanziarie per ridimensionare il debito storico.

E non sarebbe stata una soluzione estremistica/comunista!

Ma le autorità greche e quelle internazionali hanno preferito puntare il coltello alla gola alla classe lavoratrice greca, salvando profitti e guadagni di banche ed imprenditori. La Grecia è un laboratori per la crisi che sta colpendo l'intera Unione Europea.

Ma insorge la mobilitazione costante con scioperi generali continui, cortei pacifici e militanti, settimane di mobilitazione continue di lavoratori pubblici, privati, precari e studenti e pure piccoli commercianti... con una sinistra che supera le polemiche storiche e si mobilita tutta compatta, marxisti e anarchici di tutte le correnti in prima fila nelle mobilitazioni.

Siamo tutti greci!!

Solidarietà alla lotta dei lavoratori greci, solidarietà al movimento di resistenza!

 

Federazione dei Comunisti Anarchici

3 maggio 2010


 

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