E adesso?

 

Dopo la manifestazione del 24 novembre a Roma, stranamente preparata da una insolita attenzione dei media sull'argomento, a contestazioni e corteo finito il silenzio sembra calato ancora una volta sulla violenza sulle donne, tornata a essere una cosa privata, un accidente della vita di ognuna. Noi non ci stanchiamo di ripetere che la violenza sulle donne non è affare delle donne, anche se da essa sono le donne, di ogni orientamento sessuale, che devono difendersi.

Se infatti sono le donne a doversene difendere quando la subiscono, in quel momento è affare degli uomini, perché sono gli uomini che la commettono, e nella maggioranza dei casi che la giudicano. E se sono sempre le donne che se ne devono difendere quando essa viene usata, anche strumentalmente, contro di loro, per restringere ancora di più gli spazi di libertà che ciascuna di noi si è conquistata, è in quel momento che è affare di tutti, perché la libertà di ciascuna è la libertà di tutti, non solo di tutte.

Perché è vero che la violenza contro le donne è trasversale alle classi, ma perché in essa si ripete un meccanismo di sopraffazione e di dominio che dello sfruttamento fa pietra angolare.

Non ne possiamo più di vittime sbattute in prima pagina, usate vergognosamente per nascondere l'inesistenza di politiche sociali di sostegno, di politiche per la casa, lo smantellamento dei servizi pubblici e sociali, l'abdicare della politica a governare la società con qualcosa di diverso che la sola forza bruta, le tensioni causate dal sempre maggiore impoverimento, il cedere di tanta società civile al caldo richiamo della tradizione. E di vittime di serie B perché uccise all'interno di famiglie normali, da cui magari cercavano di scappare, e non da un balordo che può essere utilizzato come comodo capro espiatorio o da una cultura straniera, facile da colpevolizzare. Perché all'interno della tanto celebrata famiglia si sfoga sui soggetti più deboli la paura di rapporti solidali, paritari, liberamente scelti e gestiti che minerebbero la società, questa società patriarcale, gerarchica e autoritaria che conosciamo e subiamo.

E delle vittime innominate dello sfruttamento, vendute e comprate per pochi spiccioli, carne da macello o da lavoro, schiave senza voce e senza diritti, chiuse in capannoni o esposte sulle tangenziali. Ogni violenza contro di loro aumenta la violenza contro tutte.

Ma la violenza contro le donne non può essere sconfitta da nuove leggi, sempre più inefficaci, né da ronde notturne né da più pattuglie per le strade. Può essere sconfitta solo dalla libertà, da una sempre maggiore autonomia personale, che passa per le battaglie per il reddito, per la parità salariale e per i servizi sociali, dalla solidarietà tra donne e dal percorso di crescita, individuale e collettivo, di donne e uomini capaci di andare oltre i modelli culturali imposti dalla sacra triade chiesa (che propone) mercato (che dispone), stato (che impone).


da Alternativa Libertaria - dicembre 2007
foglio telematica della FdCA