TANGENTOPOLI: UN TENTATIVO DI LETTURA STRATEGICA

 

Tangentopoli è diventata una parola d’uso comune e ci pervade la giornata in ogni occasione. Pare essere diventata la targa di un movimento di liberazione trasversale alle classi sociali ed alle strategie politiche di fronte al quale tutti sono diventati uguali a tutti.

Appare chiaro quindi che in conseguenza all’omologazione politica emergente, dove l’unica linea di demarcazione pare essere tra coloro che sono indagati e gli altri, occorre fare un momento di riflessione strategica per capire la situazione che si è venuta a creare ed i possibili scenari di evoluzione.

1.

Il sistema tangentizio è un fenomeno connaturato alla gestione dello Stato e delle istituzioni che la classe dirigente borghese ha organizzato attraverso i suoi partiti e la sua rappresentanza politica. Tale situazione è il prodotto di una scelta derivante dalla necessità di mantenere il proprio controllo politico sulla società e sulle forze progressiste.

Nel primo dopoguerra la DC ha avuto bisogno di notevoli finanziamenti per poter organizzare le grandi campagne elettorali e finanziare il consenso.

Parte di questi fondi sono arrivati sia dall’appoggio americano che dalla borghesia interna mentre la restante quota di consenso politico è stato contrattato con le organizzazioni mafiose, camorriste e clericali.

Una volta prese in mano le leve di governo, il sistema tangentizio si è articolato per 50 anni senza avere particolari problemi di funzionamento. Anzi si è andato man mano sviluppando ed ha allargato la propria area di influenza non solo ai tradizionali appalti pubblici ma a tutta la diffusissima ragnatela delle procedure nella pubblica amministrazione. Avere un banale certificato, una autorizzazione non era già più un diritto ma qualcosa che andavo pagato a chi faceva il “piacere”.

Si consolida in questo modo “la regola dello scambio politico”, ovvero la classe dirigente concede dei favori ai propri elettori che a loro volta pagano le tangenti sia sotto forma di denaro che tramite lavoro-consenso (elettorale, di partito, ecc.), sia attraverso l’esenzione del pagamento delle tasse. All’interno di questa regola generale dello scambio politico-clientelare, il sistema della tangente copre solo una parte, quella più evidente e più simile alla “corruzione”. La giustizia borghese non prevede di catalogare in tale reato il fatto che un gruppo di partiti, pur di governare, esenti il gruppo sociale “ricco” dal pagamento delle tasse e raddoppiare gli oneri a quello del “poveri”.

Il sistema di governo centrista e di centro-sinistra durante tutto questo periodo affina diverse tecniche per garantirsi il sistema tangentizio ed in particolare predispone una serie di strumenti legislativi ed alcune strutture funzionalmente orientate a tale attività. Dall’organizzazione di normativa sugli appalti che consentono poche capacità di controllo e molte “scappatoie” per la gestione clientelare, alla strutturazione di Enti (IRI, ENI, EFIM, ecc.) che consentono, tramite la loro gestione, un flusso finanziario continuo e facilmente controllabile.

Anche il sistema diffuso della pubblica amministrazione locale ha delle regole di gestione del denaro pubblico che vengono facilmente superate in funzione delle esigenze clientelari e private.

Questo sistema aveva anche degli strumenti di autoriparazione nel caso che qualche ingranaggio si inceppasse. Il sistema della magistratura era facilmente sotto controllo, gli scandali che comunque emergevano venivano solitamente “digeriti dal sistema” senza provocare particolari danni. Infatti il fenomeno tangentizio e della corruzione non è un fenomeno di questo secolo. In tutti i sistemi di potere che vedono la delega politica ad una èlite senza sistemi di controllo “dal basso” portano inevitabilmente al prevalere degli interessi privati o di gruppo nella gestione della cosa pubblica.

Ora vien da chiedersi se questo sistema, nella sua ultima espressione, ha funzionato brillantemente per 50 anni, come mai a questo punto si è inceppato?

2.

L’analisi delle dinamiche del fenomeno dell’esplosione delle contraddizioni che hanno portato a processare mezza classe dirigente italiana tende ad individuare le cause nei seguenti fenomeni.

Il primo elemento che getta le premesse per l’esplosione delle contraddizioni pare essere il fenomeno di rivolta dei piccoli imprenditori e commercianti che cominciano a denunciare chi gli chiede la mazzetta. Tale cambiamento di atteggiamento non deriva da una rivolta “morale” dell’imprenditoria ma dal fatto che l’estendersi a tappeto del sistema tangentizio ha portato ad un fenomeno di congestione dove tutte le imprese erano spinte ad offrire preventivamente le mazzette e quindi la diffusione dell’esborso era tale da averlo tramutato in una tassa sugli affari. Questa “congestione” porta a diminuire le garanzie stesse di ottenere l’appalto e, soprattutto, arriva ad incidere anche sulla vita economica delle aziende, con maggiore pesantezza sulle piccole. Se a questo fenomeno si aggiunge anche la coincidenza della crisi economica, l’aumento della pressione fiscale e la forte concorrenza tra le imprese, si capisce perché alcuni imprenditori hanno cominciato a rompere l’omertà. Per le grandi imprese, invece, il sistema garantiva ancora buoni frutti.

Il secondo elemento che si coniuga con quello precedente è la crescita nella magistratura di settori politicamente meno controllati rispetto a quelli degli anni ’60 e ’70. Anzi il lungo braccio di ferro tra magistratura e governo su molti argomenti (efficienza, ritardi, ecc.) ha spinto cospicui settori a rendersi “autonomi” dal controllo politico dei partiti.

In questo quadro comincia a giocare anche un ruolo l’allargarsi del fenomeno di contestazione sociale al sistema partitocratrico e, soprattutto, la crescita dell’opposizione di destra leghista che consente una sponda nuova alla logica del “fare pulizia”.

3.

In questo contesto trova facile innesco la bomba dei giudici che scoperchiano dapprima i piccoli centri periferici del sistema di corruzione per poi arrivare a quelli più grossi. In questa fase assumono rilievo tre cose.

La prima è la determinazione dei giudici che, sbattendo in galera persone “onorabili” le spingono a parlare ed a rivelare le relazioni ed i collegamenti che hanno col sistema di corruzione. Se non ci fosse stata tale determinazione sarebbe stato molto più facile far intervenire una forma di controllo da parte dei partiti e quindi sarebbero riusciti a tamponare le falle come avevano fatto nei decenni precedenti.

Il secondo elemento significativo è che il sistema tangentizio, per sua natura, è organizzato in modo reticolare e, una volta preso in mano un filo, si riescono, se si vuole, a sciogliere anche altri nodi. In questo modo si innesca una “reazione a catena” sempre meno controllabile e che ha portato ad allargare a macchia d’olio le indagini fino ad arrivare alla testa di molti partiti. E’ in questo modo che dal sistema delle piccole imprese si arriva a scoperchiare il largo settore delle grandi aziende pubbliche e private che in termini di quantità di soldi pubblici si qualifica come il vero sostenitore del sistema dei partiti di governo.

Il terzo elemento che si determina si può definire “circolo virtuoso” che vede l’alimentarsi del consenso sociale intorno ai giudici man mano che questi vanno avanti nelle indagini. Di conseguenza, più proseguono coi loro risultati e maggiore diventa il tentativo di attacco politico nei loro confronti (Craxi ed altri) e più largo è il consenso sociale che acquisiscono.

In questo quadro viene a trovare buon gioco la Lega che coglie a piene mani questa occasione legittimandosi come unico partito dalle mani pulite. E’ grazie a questa legittimazione che la Lega muta anche linea politica (dopo le elezioni) proponendosi sempre più come partito in doppio petto ed abbandonando molte forzature fasciste, razziste della prima ora.

4.

Gli effetti di “mani pulite” sul sistema politico è dirompente. Ciò determina in breve tempo la perdita di legittimità dei leader della classe dirigente che da oltre 40 anni governano e la creazione di un “vuoto”, almeno apparente, dentro il quale si affannano nuove o seminuove figure politiche.

Alla crescente crisi del consenso di massa verso il tradizionale polo centrista si sviluppa un’opposizione prevalentemente di destra focalizzata sulla Lega da un lato e sul gruppo che ruota intorno a Segni “per una legge elettorale maggioritaria” dall’altro.

A fronte di una sinistra riformista frantumata come non mai il movimento di opposizione di base dei Consigli non riesce ad aggregare una serie di forze in grado di far leva significativamente sul quadro politico. I colpi inferti all’occupazione dalla ristrutturazione padronale hanno lasciato il segno sulla capacità di mobilitazione di lungo respiro.

5.

Di fronte al grande disastro, i partiti di governo avviano due strategie principali di risposta: la prima è quella trasformistica, la seconda è quella “fumogena”.

Nel primo caso si tratta di sostituire ai vecchi quadri dirigenti nuovi volti di personaggi “vergini” che presentano “mani pulite” e che propongono nuove parole d’ordine per continuare a portare avanti gli interessi di sempre. La seconda strategia, invece, consiste nel cercare di manovrare i testimoni implicati nelle diverse cause di tangente in modo tale da “tirare dentro” tutti i partiti implicati. Infatti, gradatamente, emergono responsabilità anche tra coloro che in un primo tempo si sono sempre dichiarati estranei (PRI, MSI ed anche della sinistra). In questo modo si alimenta la tesi che “così fan tutti” e che quindi non si tratta di responsabilità di partito ma di questo o quel funzionario.

Oltre alle predette strategie si assiste a maldestri tentativi di depenalizzazione o di assoluzione che hanno però l’effetto di aumentare il discredito del governo.

Nel complesso, l’ultima tendenza in atto segnala come l’allargamento che sta sempre più avvenendo è finalizzata anche a provocare una reazione di “saturazione” dell’opinione pubblica in modo tale da limitare al massimo le responsabilità di questo o quel partito a favore di un generico qualunquismo.

L’obiettivo del nuovo gruppo dirigente che sta emergendo risulta essere quello di “cambiare tutto per non cambiare niente”. Infatti, se da un lato si sono fatte molte iniziative politiche su “tangentopoli”, i partiti non hanno fatto nulla per cambiare le regole del gioco che determinano le opportunità tangentizie. Non sono state, in sostanza, cambiate significativamente le procedure sull’uso del denaro pubblico e le modalità di partecipazione della collettività nei confronti della pubblica amministrazione.

Il fenomeno tangentizio, in qualsiasi forma di organizzazione della cosa pubblica, non si risolve mettendo brave persone al posto di corrotti, ma cambiando le regole di funzionamento dell’agire pubblico. Solamente attraverso un potere di controllo diretto della collettività sui responsabili del denaro pubblico si può consentire la riduzione dei fenomeni di interesse privato.

6.

Nel complesso il fenomeno di “mani pulite” può essere letto come un “attacco al cuore dello Stato” finalizzato alla riproposizione di un nuovo stato che abbia la legittimità di rigenerarsi per una nuova fase di governo. Per fare ciò ha dovuto sacrificare molti suoi paladini. Tale operazione non è risultata però indolore. Le notevoli quote di dissenso che si sono formate hanno creato una fragilità di controllo sociale mai vista dalla Resistenza ad oggi. Purtroppo il movimento di opposizione antagonista, venendo fuori da una fase di serie sconfitte, non è stato in grado di cogliere questa occasione e trasformarla in un momento di avanzata delle sue forze.

Malgrado ciò, la partita è ancora tutta aperta.

Le difficoltà dei ceti dirigenti a trovare un nuovo assetto lasciano aperti notevoli spazi politici che il movimento dovrebbe conquistare.

In primo luogo occorre inserirsi nella contraddizione “tangentopoli” per portarla fino alle più ampie conseguenze e quindi al processo della classe dirigente ladra. Tale lavoro deve introdurre nuovi sistemi di controllo collettivo sull’agire pubblico in grado di limitare il potere di discrezionalità dell’apparato dirigente e di organizzare sistemi autogestiti di controllo sociale utili anche per la predisposizione di strumenti di “partecipazione” non passiva.

In secondo luogo potrà essere sviluppato un nuovo fronte di intervento politico finalizzato a smascherare le operazioni di trasformismo politico in atto e quindi a rilanciare una campagna di contestazione contro coloro che, dopo 40 anni di disastri e di protezione mafiosa, vorrebbero riproporsi con una nuova faccia per demolire ulteriormente le conquiste dei lavoratori, dei pensionati e degli sfruttati fatte negli ultimi anni.

Giancarlo Leoni 

Luglio 1994