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DICHIARAZIONE DELL'INCONTRO LIBERTARIO INTERNAZIONALE

MADRID 31 MARZO - 1 APRILE 2001

 Gli uomini e le donne, giunti a Madrid da diverse parti del mondo per queste Giornate Libertarie,

per riflettere, per proporre e difendere una società di libertà, di giustizia, di uguaglianza

e di solidarietà nella quale poter vivere in pace gli uni con glia altri e in pace con la Terra,

vorrebbero rendere pubblica la loro convinzione che costruire un mondo, altri mondi differenti é possibile.

Facciamo un appello a tutte e tutti i libertari del mondo ad organizzarsi,

a sviluppare una rete internazionale che costruirà

 un'opposizione sociale alla globalizzazione capitalista,                                               

ad organizzare la resistenza, a mettere in relazione quelle centinaia di fili sovversivi

che intessono lo splendido ricamo della rivoluzione sociale.

 

Per noi, essere libertari significa:

 

L'uso ed il criterio dell'azione diretta nei conflitti sociali e sul lavoro affinché gli attori stessi siano responsabili e decidano le loro lotte

Un'affermazione netta di anticapitalismo, di antiautoritarismo e la lotta contro ogni forma di dominio (patriarcato, fascismo...) in tutti gli aspetti quotidiani, sociali e culturali.

L'applicazione dell'autogestione all'interno come all'esterno delle nostre organizzazioni, intendendo con questo la rotazione degli incarichi, di modo che tutti siano formati per poterli svolgere, la revocabilità, la trasparenza, per permettere ad ognuno di prendere la responsabilità e di decidere in una struttura orizzontale e federalista, antigerarchica e senza élites che monopolizzino il potere.

 

***

 

Essere rivoluzionari, non soltanto battersi per dei cambiamenti radicali auspicabili, ma é soprattutto dotarsi di strumenti reali perché questi diventino processi di effettiva rottura con il sistema capitalista. Per tutti coloro che non vogliano limitare le proprie azioni a dei semplici atti di propaganda, occorre chiarire le condizioni a partire dalle quali si puo' realizzare un'accumulazione di forze tale da rendere concepibili, politicamente e strategicamente, i processi rivoluzionari. Mettere la rivoluzione nelle nostre agende, é costruire un lavoro politico, dei rapporti di forza, in grado di dare una dimensione strategica all'antagonismo sociale, forgiare delle alleanze e acquisire la capacità di orientamento nelle lotte sociali.

 

Di fronte ad un'offensiva neoliberista totale e frontale, puntare oggi come oggi a delle rivoluzioni puo' apparire irrealistico, specialmente in un periodo storico come quello attuale, segnato da una profonda resistenza alla globalizzazione che perdura ormai da un quarto di secolo. 

Le proposte riformiste difese  dalla sinistra in generale sono ancor meno realistiche e plausibili; la socialdemocrazia é passata al socialiberismo.  Tra i nostro desideri e la realtà c'é una sola strada percorribile, per imboccarla abbiamo bisogno di una strategia elaborata da un pensiero critico, dalla riflessione, dall'azione, dalla volontà libertaria di milioni di persone per vivere degnamente, in autonomia ed in comune, esercitando un protagonismo attivo al momento in cui delle decisioni si devono prendere.

E' elaborando questa strategia, incoraggiando l'azione sovversiva che ci avviciniamo alla realtà dei nostri desideri, dei nostri sogni, dei nostri bisogni: questi compiti richiedono un coordinamento ed un'organizzazione dei libertari.

 

All'alba del nuovo millennio, non é possibile puntare al cuore dello Stato, alla presa del Palazzo d'Inverno o fissare la data delle rivoluzioni.

Il  XX° secolo ci ha tragicamente insegnato quanti errori e barbarie possano essere commessi in nome della Rivoluzione.

Noi rivendichiamo la possibilità di trasformare, di rivoluzionare  la società, ripetendo chiaramente che anzitutto e contro quanto potrà pensare o asserire qualcuno, la Storia non é decisa: la Storia la scrivono gli esseri umani.

Noi rifiutiamo l'idea che non si possa fare nulla, che le forze capaci di operare i cambiamenti sociali sono al di fuori della portata dell'intervento umano.

Affermiamo, infine, che noi non vogliamo delegare a nessuno il protagonismo degli sfruttati e degli oppressi, cioè della maggioranza della società, nel divenire storico. 

 

Se qualcosa il secolo appena trascorso ci ha insegnato, é di guardarci bene da ogni ingenuo ottimismo, da ogni cieca fiducia nel progresso dell'umanità. Tutto puo' andare per il peggio, non c'é assolutamente niente che possa garantire che l'evoluzione delle società raggiunga un risultato favorevole. Possono imporsi dei modelli sociali basati su disuguaglianze ed esclusioni sociali ancora più grandi. Questa prospettiva, lungi da ogni determinismo storico, fa della rivoluzione una necessità vitale, da costruire in libertà, giorno per giorno in vari ambiti.

 

Come libertari, leviamo tutti alla stessa sorgente: l'azione diretta, l'autogestione, il federalismo, il mutuo soccorso e l'internazionalismo.

Nonostante cio', le correnti e i gusti distinti di questa fonte hanno causato diverse occasioni di divisione, di divergenza e di separazione.

Non vogliamo sapere chi abbia l'acqua piu' chiara o piu' pura. Tutti noi abbiamo torto e tutti noi abbiamo ragione. Puri e impuri. Come i buoni vignaioli mescolano qualità differenti di uva per produrre dei vini migliori, perché ogni ceppo ha qualcosa di buono da offrire, cosi' noi proponiamo di comportarci alla stessa maniera e brindiamo a quello che ci unisce: la vitale necessità di una rivoluzione libertaria.

 

* * *

 

Il mito dello sviluppo é un pesante fardello che ereditiamo dal XX° secolo, una costruzione ideologica dei potenti per prolungare a proprio vantaggio la mitologia eretta intorno al progresso, che ha fin troppo bene reso servizio agli interessi capitalistici tra l'inizio della rivoluzione industriale e la seconda guerra mondiale. La continuazione di questo mito ha avuto il suo sbocco inevitabile nella globalizzazione dell'economia, in un processo che ha già provocato migliaia di operazioni traumatiche di de-localizzazione di attività produttive in tutto il mondo e che, di conseguenza, la creazione di vaste zone di super-sfruttamento in condizioni lavorative ed ambientali indescrivibili.

 

Lo sviluppo umano, concepito come aumento generalizzato del benessere dell'umanità, é incompatibile con l'organizzazione capitalista della società e della produzione. Contrariamente a quanto cercano di farci credere i dirigenti del capitalismo mondiale, questo processo non passa ne obbligatoriamente, ne unicamente per la sostituzione delle forme produttive tradizionali con tecnologiche produttive avanzate.

Il "progresso scientifico" non deve essere uno strumento asservito allo sviluppo capitalista, il che equivale a dire a beneficio di un pugno di uomini, ma deve essere messo a disposizione dell'uso collettivo ed assicurare, invece, l'indipendenza e l'autonomia di ognuno e la solidarietà universale.

 

Al fine di garantire l'accettazione delle politiche di sviluppo, tanto il blocco capitalista quanto il cosiddetto blocco socialista, hanno preso come modello quel mito nuovo e scintillante riflesso dal modo di vita americano in un caso, e dall'esaltazione della produzione come agente di liberazione nei paesi sedicenti socialisti. A sostegno di tutto questo é intervenuta la collaborazione entusiastica dei governi e delle élites economiche nazionali, che hanno funto da agenzie locali, facilitando nei rispettivi territori i programmi pianificati dalle istituzioni internazionali e dalle corporazioni transnazionali, che si sono arrogate la facoltà di imporre tutte le modificazioni atte a favorire l'espansione delle nuove forme di produzione, rendendo impraticabili quelle tradizionali (prezzi delle materie prime e di altri beni, sistemi fiscali, regole commerciali, aggiustamenti di vario tipo). Questa era dello sviluppo si é protratta e espansa ovunque negli anni '50 e '60, dividendo il mondo in paesi sotto-sviluppati, in via di sviluppo e sviluppati creando una gerarchia al servizio del nuovo mito, disprezzando tutti coloro che non l'accettavano.

 

Dopo decenni di applicazione, la crisi petrolifera (risorsa naturale in declino), il collasso del modello di competitività tecnologica e produttiva , il calo dei profitti economici dovuto alle lotte sociali e l'indebolimento progressivo dei "paesi del Sud" come conseguenza della loro saccheggio continuato che essi subiscono, lo sviluppo é un mito che crolla. Le speranze di benessere generale, la riduzione delle distanze tra paesi sono sogni che nascondono il vero tragico volto dello sviluppo.

 

Il mito dello sviluppo condiviso e diffuso dai media capitalisti, consente ai capitalisti di far accettare le loro norme a numerose persone, per lo meno in modo passivo, ma la crisi economica ed ecologica smascherano a poco a poco queste falsità.

Contro lo sviluppo capitalista proponiamo lo sviluppo sociale, egualitario e  globale, condiviso, duraturo ed in armonia con l'equilibrio ecologico. Appoggiamo uno sviluppo della produzione mondiale sottomesso ai bisogni delle popolazioni del sud e del nord, anzi che alla crescita dei dividendi degli azionisti. Mettere su un processo produttivo simile implica un controllo collettivo delle decisioni.

Lo sviluppo economico, sociale e culturale non niente di piu' che una grottesca menzogna se non é accompagnato dalla democrazia autogestionaria e federalista, é un inganno se ciascuno non puo' prendere pienamente parte alle decisioni collettive.

 

L'era dello sviluppo ha causato un atroce aggravamento delle disuguaglianze tra gli abitanti e i popoli del mondo, che hanno raggiunto un livello sconosciuto nella storia. Lo sviluppo ha dimostrato la sua manifesta incapacità non solo di estendere l'abbondanza nel mondo, ma persino di coprire le necessità minime di sussistenza per la maggior parte della popolazione. I problemi abitativi, di accesso all'acqua potabile, all'energia ed ad altre risorse vitali per la sopravvivenza non sono meno gravi di quelli alimentari. I progressi in campo sanitario o nell'educazione stentano o si sono interrotti. La metà della popolazione mondiale si affolla in metropoli e grandi città invivibili, soffrendo una dipendenza totale da approvvigionamenti esterni che né le riserve di risorse naturali, né il sistema economico mondiale sono in grado di assicurare.

L'urbanizzazione avanza, spinta dalla distruzione delle colture locali, le guerre, i conflitti e l'abbandono crescente a cui i contadini si devono confrontare.

 

La risposta dei potenti al disastro dello sviluppo é iniziata nei primi anni '80 con una nuova organizzazione e divisione internazionale del lavoro,  con l'introduzione di innovazioni tecnologiche nel sistema produttivo finalizzate ad aggiornare la competitività ed incrementare la regolazione monetaria delle attività umane. Attraverso politiche di liberalizzazioni e di privatizzazioni si é reagito a questo fallimento con la globalizzazione dell'economia e la preminenza di quest'ultima sulla politica, la cultura, l'ecologia, il sociale.

 

Lo sviluppo capitalista che ha avuto la sua continuità in forma di globalizzazione economica, ha condotto nel corso degli ultimi decenni all'incremento della dicotomia sociale e della crisi ecologica su planetaria, intensificando l'ordinario consumismo della maggioranza della popolazione del Nord, mentre al Sud la fame e la carestia si abbattono sui suoi abitanti ed ipotecano il futuro di tutte le generazioni venture.

 

Di fronte ad uno spazio disegnato dai flussi che investono i punti forti del territorio, le megalopoli globali, di fronte ad un tempo sempre piu' veloce, che nega il passato ed il futuro insistendo solo in cio' che esiste nel tempo reale del presente, tempo circolare di valorizzazione del capitale, la strategia libertaria deve approfondire la difesa del locale, degli ambiti di comunità, del concetto di prossimità in una prospettiva anti-produttivista ed inter-generazionale che dia un impulso alla lotta per un mondo, per dei mondi vivibili per i nostri figli.

 

Le esperienze di resistenza e di lotta dell'ecologismo sociale in tutti i continenti, devono segnalarci il loro apporto al pensiero critico da innestare nella tradizione libertaria, all'antagonismo sociale del XX° secolo.

 

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Globalizzazione dell'economia, zone di libero scambio e governo mondiale sono i tre pilastri  che sostengono solidamente l'edificio della cosiddetta era o società dell'informazione. La globalizzazione economica si fonda su una nuova organizzazione e divisione internazionale del lavoro, sull'innovazione e l'impiego di tecnologie dell'informazione al fine di decentrare, delocalizzare e flessibilizzare la produzione mondiale, intessendo delle reti imprenditoriali interconnesse e interrelate. Il tutto, scomponendo allo stesso tempo la classe lavoratrice in mille gruppi, conduce all'iper-sfruttamento delle nuove generazioni operaie: giovani, donne, immigrati, bambini. Non si tratta d'una visione del passato, ottocentesca, é il piu' realistico dei presenti, é l'incubo del XXI° secolo.

 

Lo sfruttamento mondializzato mira soprattutto le popolazioni immigrate. Private di diritti e sradicate dalle identità, costituiscono una popolazione facile da sfruttare. Il padronato ne fa una strumentalizzazione per dividere i lavoratori creando competizioni fittizie che generano e rinsaldano il razzismo. I clandestini sono per il padronato una preziosa manodopera docile e flessibile. Separare i diritti (politici e sociali) dalla nazionalità, per la libertà di circolazione e di insediamento, é un mezzo per mettere sotto scacco il capitalismo.

 

Il fascismo é una realtà messa in pratica che diventa ogni giorno più inquietante. La sua influenza in campo politico (e nelle coscienze) é un autentico pericolo per i valori che difendiamo. Il capitalismo, privato o statale, necessita di un controllo sempre piu' stretto della popolazione per conservare ed aumentare i propri profitti. Ecco per quale ragione viene stabilito lo stato penale e poliziesco, direttamente  inspirato dall'influenza dell'estrema destra ma adottato senza difficoltà dalla socialdemocrazia quando i suoi interessi corrono dei rischi.

 

L'idolo del presente più adorato dall'economia é il Libero Commercio, che conta legioni intere di fanatici tra gli economisti, erigendosi a totem fondamentalista della globalizzazione economica. Eppure, il funzionamento della competizione come strumento regolatore dell'economia porta ad una serie di comportamenti di predizione e distruzione, che in ultima istanza implicano l'uso delle armi. La competitività sui mercati internazionali é completata da una maggiore produttività, incrementata dalla direzione e l'orientamento delle innovazioni tecnologiche e dalla precarizzazione delle vite dei lavoratori. Questo é successo negli ultimi vent'anni, e questa la politica che regna sovrana sull'oggi ed il domani secondo i piani del capitale. Tutto quello che possiamo aspettarci dal Libero Commercio, dalla concorrenza internazionale é una maggiore concentrazione di ricchezza e di potere nelle mani delle multinazionali e dei governi che le servono.

 

Il capitalismo mondiale dispone di sue istituzioni per favorire l'espansione della globalizzazione: FMI, Banca Mondiale, Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), G7 ecc. Nello stesso momento in cui si levano più voci a favore di un controllo maggiore, di un governo mondiale ad avanzare sono le conseguenze ecologiche, sociali ed economiche della globalizzazione. Ma incoraggiare una qualsiasi forma governativa mondiale, a partire dalla situazione politica attuale, non puo' che condurre alla legittimazione delle poteri che muovono il capitalismo, ad accelerare il consolidamento di strutture politiche che sono totalmente incontrollabili dagli individui e dagli abitanti del pianeta.

L'uso della forza, della guerra per mezzo delle "truppe di pace" ONU e le sovvenzioni dirette delle multinazionali alle Nazioni Unite non rivelano altro che un tragico complotto: un governo mondiale che ha per gendarme mondiale le forze armate della NATO travestite da eserciti umanitari, con soldati dell'ONU pagati con fondi delle corporazioni transnazionali.

 

Né governo dello Stato, né governo mondiale, l'unico governo accettabile é l'autogestione della società a partire dalle collettività locali, comunità o municipi libertari, regionalmente e mondialmente coordinate, nelle quali le decisioni sono prese alla base, nelle quali il federalismo é la formula della cooperazione che rifiuta la competizione ed il libero commercio ed adotta il mutuo soccorso e la solidarietà tra le persone e tra i popoli. Né globalizzazione, né dipendenza, autonomia per mettere il destino nelle nostre mani. Non stiamo solamente abbozzando il ritratto della società che abbiamo nei nostri cuori: i mezzi ed i fini sono un tutt'uno nella strategia libertaria. Stiamo portando i mattoni che occorrono all'opera che costruiamo giorno per giorno attraverso la resistenza sociale: nello stesso tempo in cui ci battiamo per decostruire il potere del capitale, stiamo costruendo, passo dopo passo, ora per ora, l'alternativa libertaria.

 

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Nel corso della storia, altre forme di sfruttamento si sono basate sul patriarcato e lo sfruttamento delle donne. In quanto sistema sociale di dominio degli uomini sulle donne, il patriarcato assicura il doppio sfruttamento delle donne: nel lavoro e in casa. Il capitalismo ha saputo approfittare dell'organizzazione familiare, istituendo una netta separazione tra il privato e il pubblico, per essere precisi, tra il lavoro definito "riproduttivo" (delle donne), con la peculiarità di essere svolto gratuitamente, e il lavoro definito "produttivo" (in maggioranza maschile), che é remunerato. Tale gerarchizzazione delle attività sociali é un risultato della dominazione maschile: posto che i rapporti sociali tra donne e uomini  sono diseguali, le loro rispettive attività domestiche e professionali non hanno lo stesso valore economico e sociale.

 

Oggi, nel contesto di privatizzazione, di regolazione monetaria di tutte le attività umane, il lavoro domestico é considerato come un "servizio locale'' che é stato e resta ancora assegnato alle donne. Il capitalismo ha scoperto una vera e propria miniera d'oro per continuare ad accrescere i propri profitti lucrando sullo sfruttamento delle giovani donne e delle donne immigrate.

 

Anche quando le donne hanno potuto accedere, principalmente nei paesi industrializzati, al mercato del lavoro retribuito, sono rimaste confinate a delle occupazioni a tempo parziale e a salari inferiori a quelli degli uomini. E' questa la risposta alle esigenze del capitalismo e che permette la continuazione dello sfruttamento delle donne nella sfera domestica.

 

Una delle risposte dei libertari al dominio patriarcale é ottenere una riduzione ed una parificazione delle ore lavorative per gli uomini e le donne; questa é una condizione attualmente indispensabile per creare una ripartizione del lavoro, incluso quello casalingo.

 

L'uguaglianza formale raggiunta nei paesi industrializzati non ha né soppresso, né diminuito il dominio patriarcale. Essa ne ha modificato le forme, soprattutto in virtù della diversificazione dei modelli familiari. Le donne continuano ad essere vittime di violenza (violazione?) quotidiana, dentro l'ambiente familiare o come arma di guerra durante i conflitti.

 

Per i libertari, le conseguenze del patriarcato non finiscono qui. Per gli uomini e le donne,  noi rivendichiamo ugualmente la libertà di riproduzione, il possesso dei propri corpi, lo libertà di scegliere i diversi modi di convivere, il diritto a differenti tipi sessualità (omosessualità, bisessualità, transessualità ecc.), il diritto alla differenza. Noi proponiamo il potere di essere sé stessi, l'autoderminazione della nostra identità.

Questo ci consente di risolvere la tensione abituale tra l'individuo e il collettivo, e consente dunque uno sviluppo comune e solidale.

Noi vogliamo rompere il dominio maschile nelle nostre organizzazioni e nella società.

 

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L'azione diretta, la propaganda col fatto é un segno distintivo della pratica libertaria che affonda le sue radici nel primo sindacalismo rivoluzionario. Ai nostri giorni l'azione diretta fa parte della strategia di ripartizione della ricchezza fondata sulla riappropriazione sociale. Poiché rivendicare non basta, bisogna riappropriarsi della ricchezza che i potenti ci hanno sottratto. L'azione diretta deve essere autogestita dai suoi attori. Ci opponiamo agli attivisti autoritari, a carattere messianico ed appoggiamo l'auto-organizzazione delle lotte degli oppressi.

Gli anarchici sono loro stessi attori di queste lotte, ma non sono gli unici.

 

La ricchezza generata nella società non deriva solamente dagli "imprenditori" capitalisti (che se ne accaparrano la parte più grossa), e dai lavoratori salariati (che ne ricevono la parte più piccola); la ricchezza é creata socialmente con il contributo di altri soggetti non remunerati che, con le loro funzioni di riproduzione, di formazione o semplicemente di abbattimento del costo del lavoro (donne, studenti, disoccupati...), se ne prendono la parte peggiore: la dipendenza da un marito o un genitore, dai sussidi di disoccupazione o, nel peggiore dei casi, un bel niente.          

 

Da ciascuno secondo le sue capacità a ciascuno secondo i suo bisogni: é la divisione comunista e libertaria della ricchezza che noi propugniamo storicamente e avanzando per questo obbiettivo, un reddito sociale sufficiente per tutti coloro che non dispongono di abbastanza reddito o di patrimonio, potrebbe essere la base di convergenza maggiore attorno alla quale unificare le forze, nella battaglia dell'antagonismo sociale per redistribuire più equamente la ricchezza. Pero' in attesa della conquista di un reddito o salario sociale, la gente ha dei bisogni veri, delle urgenze di sopravvivenza da soddisfare.

 

L'azione diretta come riappropriazione sociale della ricchezza, é applicata con squats e occupazioni di case, con requisizioni di cibo per pasti collettivi, con associazioni mutualistiche o cooperativistiche per un consumo che tutela la salute dalle mucche pazze, dai polli alla diossina, dalle verdure alle tossine e dagli alimenti transgenici. L'azione diretta come pratica e strategia libertaria che permette di soddisfare i nostri bisogni immediati, costruisce alternative al capitalismo ed é la migliore delle propagande col fatto, affinché la maggioranza della società possa  mobilitarsi per  le rivendicazioni di una vera ripartizione della ricchezza.

 

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Nella tradizione libertaria, il sindacalismo rivoluzionario (che ha le sue radici nella Prima Internazionale) é stato importante per la lotta contro il capitale in Europa ed America. Dagli albori del ventesimo secolo fino alla seconda guerra mondiale, il sindacalismo rivoluzionario e l'anarco-sindacalismo sono stati i centri di impulso principali per l'iniziativa delle organizzazioni e dei gruppi anarchici. Durante i primi decenni del novecento, organizzare i lavoratori in sindacato, autonomamente dai partiti, dai padroni e dallo stato, indipendentemente dalle ideologie ma nella ferma convinzione della rivoluzione sociale, é stato il compito primario dell'anarchismo.

 

Sebbene non possiamo parlare propriamente di un solo tipo di anarchismo, dato che ci sono state e ci sono varietà multiple di anarchismo, il sindacalismo rivoluzionario ha rappresentato un pietra miliare del movimento operaio, che ha permesso a milioni di lavoratori nel mondo intero, dalla Francia alla Spagna, dalla Svezia al Messico, di associarsi e lottare per la loro emancipazione. Coincidendo temporalmente con la seconda rivoluzione industriale e con la nuova organizzazione del lavoro, l'anarco-sindacalismo ha incarnato le lotte e le aspirazioni di un nuovo proletariato, che corrispondeva delle nuove forme di produzione all'interno del processo di specializzazione professionale.

 

Dopo la seconda guerra mondiale, il patto sociale nascosto che ha conseguito l'instaurazione del welfare-state, con la sua sicurezza sociale, le leggi sulla contrattazione collettiva e le protezioni per la disoccupazione, il sindacalismo istituzionale, a maggioranza socialdemocratica, hanno determinato la marginalizzazione ed in qualche caso  la sparizione del sindacalismo rivoluzionario in tutti i paesi. La crisi capitalistica degli anni settanta e la nuova organizzazione del lavoro che da questa ne é risultata, cosi' come la globalizzazione dell'economia e i mutamenti sociali intervenuti dalla prima decade dell'era dell'informazione sino agli inizi del nuovo secolo, non hanno visto la presenza di un sindacalismo rivoluzionario organizzato. La sua presenza in generale é marginale in quasi tutte le parti del globo.

 

Ma cosi' non é stato per le idee anarchiche. Tutti i nuovi movimenti sociali rilanciati a partire dagli anni '60, ecologismo, femminismo, antimilitarismo hanno fatto rinascere i fiori libertari. L'opposizione sociale contro le oppressioni di genere,  razza, orientamento sessuale o altre, hanno impiegato l'azione diretta chiamandola disobbedienza civile o insubordinazione, il federalismo e i gruppi di affinità per organizzarsi, il mutuo soccorso denominandolo cooperazione e solidarietà. Proprio questi sono i motivi per cui i gruppi e le organizzazioni che si proclamavano anarchiche o libertarie, hanno concentrato i loro sforzi per incidere nelle lotte sociali di questi movimenti sviluppatasi principalmente nelle città e nelle zone urbane.

 

La lotta di classe esiste sempre. Essa é una lotta essenziale  per l'emancipazione dell'umanità ed é importante considerare che i rapporti tra i proprietari dei mezzi di produzione, il capitale e i lavoratori non sono cambiati. Per quanto la lotta di classe non venga quotidianamente vissuta come la lotta principale, il dominio del capitalismo sulla società e lo sfruttamento del lavoro umano é un'oppressione maggiore e decisiva. Ma questa non é più l'unico bersaglio della lotta anarchica. Ci batteremo perché questa converga con altre lotte contro l'alienazione, il patriarcato, l'ordine morale, il razzismo, il nazionalismo o il fondamentalismo religioso. Le lotte attuali hanno identità plurali e forme distinte. Sono organizzate secondo modi differenziati. Nessuno di questi puo' pretendere di dominare sugli altri nelle lotte.

 

D'altronde, il sindacalismo non é stato capace di rinnovarsi di fronte alla nuova organizzazione del lavoro imposta durante gli ultimi decenni. Inoltre, la tendenza generale é stata verso una maggiore frammentazione della classe lavoratrice, divisa tra impieghi stabili, precari, sommersi, a tempo parziale, disoccupati etc. Il restringimento del campo di intervento del diritto lavoristico in favore del diritto commerciale ed il progredire della contrattazione individuale a scapito di quella collettiva, limitano e diminuiscono il ruolo del sindacalismo, obbligandolo a modificare urgentemente le proprie strategie e le proprie strutture organizzative, pena l'estinzione o il limitarsi al ruolo istituzionale che gli attribuiscono le imprese ed i governi.

 

I libertari devono imprimere momenti di convergenza, di interazione dei movimenti sociali - movimento operaio incluso - in un solido movimento sociale antagonista al capitale, alla sua genuina espressione attuale, la globalizzazione economica, ed alle altre oppressioni. Un movimento sociale antagonista che non ha, non deve avere una espressione organizzativa unica, ma plurale, partendo dalla realtà attuale, sviluppandosi ed agendo nel territorio, per ricreare un'identità territoriale comune, composta da tante e singolari identità.

 

L'organizzazione territoriale locale contemporanea é equivalente a quella del sindacalismo rivoluzionario del primo novecento. La globalizzazione economica riposa su un flusso di informazioni e di capitali scambiati alla stessa velocità, privo di riferimenti a preoccupazioni locali. I bisogni e le lotte sociali hanno radici locali: il quartiere o la città. E' qui che dobbiamo agire contro la dominazione e lo sfruttamento capitalista, per costruire alternative libertarie fuori dalle istituzioni locali ufficiali. In questo modo le identità distinte potranno lavorare nell'unione, poiché stiamo ricostruendo un'identità geografica comune per mezzo della democrazia diretta, interconnessa in una rete federalista con altre città.

 

In un mondo in cui le resistenze sociali sviluppano le idee libertarie, i gruppi e le organizzazioni anarchiche hanno molto da apprendere e molto da apportare. la strategia libertaria é il rafforzare del movimento sociale antagonista attraverso l'interazione di movimenti sociali, movimento operaio, disoccupati, esclusi, di movimenti indigeni  e di movimenti contro le discriminazioni in generale, ecologisti, femministi, promuovendo l'azione diretta come riappropriazione sociale della ricchezza, come propaganda dei fatti, come esercizio di democrazia diretta e di base di orientamento partecipativo e federalista, senza delega né intermediazione, costruendo ambiti di comunità a livello di ogni territorio come alternativa alle istituzioni autoritarie.

 

L'idea libertaria e l'anarchismo sono stati e sono internazionalisti. In questi tempi di globalizzazione dell'economia, abbiamo ancor più necessità di coordinarci ovunque una persona o un gruppo libertario lottano.

 

I gruppi e le organizzazioni libertarie si sono storicamente organizzate per affinità e hanno creato o costituito società, strutture mutualistiche, sindacati, laboratori per difendere, suscitare e promuovere rivendicazioni, educazione, cultura alternativa o modi di vita diversi, sempre con l'emancipazione sociale per orizzonte.

 

Oggi facciamo un appello, come primo passo, per la costituzione di una rete libertaria a carattere internazionale nella quale trovino il loro posto tutti i gruppi di affinità che lo desiderino, aperta a tutte le organizzazioni, le associazioni, i laboratori, i sindacati e tutti i gruppi libertari. Una rete che servirà ad estendere il mutuo soccorso, la solidarietà con le lotte, che sia una fonte di informazione e di dibattito per il mondo libertario, che organizzi incontri internazionali, scuole di formazione, videoconferenze ed ogni tipo di strumento per mettere in comune strategie che permettano di orientare le lotte sociali e di introdurre l'idea libertaria.

 

Come seconda tappa, sosteniamo la creazione di organizzazioni libertarie a tutti i livelli territoriali, locali, regionali, nazionali, etc. a partire dalle singole tradizioni organizzative di ogni luogo. Organizzazioni libertarie che utilizzeranno il federalismo come struttura di unificazione dei diversi gruppi di affinità, il cui obbiettivo principale é l'interazione dei vari movimenti sociali nelle lotte, creando dei legami di base a livello territoriale, delle connessioni e delle reti organizzative comuni.

 

Come terzo, ma non ultimo per importanza, passaggio sentiamo il bisogno vitale di raggrupparci per affinità. Un gruppo di affinità é, per sua natura, un gruppo in cui condividere molte cose, in cui guardarci negli occhi e discutere, trascorrere del tempo bene insieme e formare quel primo ambito di comunità che fa delle persone degli esseri sociali, dal quale inviare un contributo agli altri gruppi locali della regione, e con esso una porzione di identità collettiva.

 

Lo sfruttamento, la dominazione, l'alienazione, la violenza materiale e simbolica governano il mondo.  Lo sfruttamento é una forma di violenza, e non il contrario. La nostra lotta é una lotta contro il potere, contro le dominazioni, contro tutti i poteri. A questa comune lotta chiameremo le donne e gli uomini libertari, i gruppi di affinità, le organizzazioni, le associazioni, i collettivi, i sindacati ed i laboratori per costruire una rete libertaria internazionale.

 

Per l'abolizione del salariato e per la realizzazione di una società libertaria.

 

Discusso e approvato a Madrid i giorni 31 marzo e primo aprile 2001.